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Dove c'è Serpenta, c'è casa.
SERPENTA LA RIVISTA - N 3 FEBBRAIO 2009
post pubblicato in LA RIVISTA, il 15 febbraio 2009




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SERPENTA - LA RIVISTA - NUMERO 2
post pubblicato in LA RIVISTA, il 12 gennaio 2009


  

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SERPENTA - LA RIVISTA - NUMERO 1 - DICEMBRE 08
post pubblicato in LA RIVISTA, il 7 dicembre 2008




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DICEMBRE 2008, NASCE UN NUOVO MAGAZINE.
post pubblicato in LA RIVISTA, il 29 novembre 2008



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permalink | inviato da serpenta il 29/11/2008 alle 0:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
SERPENTA - LA RIVISTA - N2
post pubblicato in LA RIVISTA, il 25 settembre 2006


            
 

SANTA LORENA PREGA PER NOI

di SERPENTA 

Nata a Roma nel 1974, Lorena Bianchetti è la nuova starlette della tv italiana. Croce dopo croce, preghiera dopo preghiera, è riuscita a trovare il suo posto al sole nell’olimpo della televisione. Laureata in lingue, carina, posata, ballerina di danza classica e profondamente cattolica. Certo, di strada ne ha fatta tanta, una strada all’insegna del suo motto: danza, fede e famiglia. In sintesi il perbenismo fatto persona. Le è bastato presentare programmi di trash religioso (“A sua immagine”, “Giornata mondiale della gioventù”) per entrare nelle grazie dei potenti. Chissà, forse qualcuno ha messo una buona parola per lei, ma ciò che conta è che ora è lì. E se del come abbia ottenuto il posto ben poco interessa al popolo televisivo, quello che ci lascia perplessi è l’ideale di base che sta invadendo la tv. Dalla vedette nascente Lorena Bianchetti alla ripulita Claudia Koll, dai concerti di natale di Cristina Parodi al garbo cattolico di Rita Dalla Chiesa,  oggi la tv si è riempita la bocca di bei propositi e di belle parole. Oggi chi ha fede sta nel giusto, chi crede nei valori della famiglia riceve applausi, chi affolla le copertine dei rotocalchi con qualche statuetta di Padre Pio si illumina di immenso. La cronaca non fa che osannare suore vere e suore laiche, alternando morti gloriose e riconversioni stupefacenti, in una danza condita di misticismo e ipocrisia. Questo pone la tv di fronte al baratro nel quale sta cadendo: più si deforma e più cerca di ritrovare il cerchio, più si abbandona alla spazzatura e più si avvale di goffi spazzini, più riflette la società e più ci accorgiamo di come essa stia cadendo a pezzi. Allora oggi regala santini e belle parole, facendo pericolosamente passare per vere le testimonianze delle sante del nuovo millennio: basti pensare agli appelli di redenzione fatti da Claudia Koll. E’ poi così diversa da Wanna Marchi? Forse sì, perché alla Tv piace scendere nelle piazze religiose della Puglia, racimolare ascolti e fare bella figura. E se allora oggi siamo circondati di stragi e morti ingiustificate, non ci resta che appellarci alla sana tv, che ci ricorda quanto sia importante andare la domenica a messa con i nostri cari familiari. La tv ci ricorda che i miracoli sono possibili, è a volte, ha davvero ragione. Non trovate che abbia del miracoloso la poltrona della Bianchetti a Domenica In?

 

INCONTRI A RISCHIO
di Mikyross

Sono le 3.30 di una domenica nebbiosa. A malapena si vedono le luci dei lampioni. Sergio cammina immerso nell’ovatta. Le cuffie gli tengono compagnia, e la musica impedisce all’esterno di entrare. Si sente più sicuro se si accende l’mp3, specie sul notturno che a quest’ora è pieno di sguardi che si fa fatica persino a incrociare. Stasera Sergio non ha rimediato nessuno. E’stato per quasi due ore nel parco ma nessuno di quelli che ha visto gli piaceva al punto da portarselo a letto. Peccato, perché stasera aveva proprio voglia di scopare, e quando l’istinto è alto si abbassa la leva dei gusti. E della sicurezza.

Il sesso è il motore di ogni cosa. Si spianano le carriere. Si esaudiscono favori. Si fa finta di amare, e si ama veramente. Si può far credere di essere l’unico, o soltanto uno dei tanti. E si fa di tutto per fare sesso, soprattutto quando non lo si vive alla luce del sole.

E oggi? Nessuno venga a raccontarmi che non si può. Ormai si è abituati, anche per motivi generazionali, a considerarsi come dei motori di ricerca sessuale. La chat aiuta i timidi, per i più audaci ci sono i parchi, le aree di servizio, il lungomare. Con il diminuire della tolleranza generale, è aumentata l’intolleranza particolare. Puoi comprare il tuo omicidio anche per centinaia di euro. Le vecchie generazioni hanno imparato a chattare, ma non pensano minimamente a sedersi un attimo su una panchina, riflettere e capire. Perché si è pronti a buttarsi dentro un cespuglio, o far entrare in casa il primo che capita, solo per farsi una scopata? Poi ci si meraviglia se il mondo non è così buono come pensiamo, e che la scopata che ci siamo portati a casa è capace di rubarvi il cellulare. Se vi va bene. O di pestarvi a morte. Se vi va male. Un tempo era diverso, non dico giustificabile, ma quasi necessario sfidare perbenismo e intolleranza per poter vivere.
Ma oggi siamo davvero costretti a scopare nell’ombra di una dark o in mezzo ad un parco? Non vi sembra che ce la andiamo proprio a cercare? O ci piace?



VOGLIA DI MISS
di SERPENTA


Ha diciannove anni e viene dal Trentino la nuova Miss Italia 2006. Claudia Andreatti è stata eletta prendendo scettro e corona dall’ex re del cinema hollywoodiano: Sylvester Stallone. Un passa-mano agghiacciante, se pensiamo a come la bellezza della miss possa essere premiata dalla negazione del bello. Una maschera di cera senza arte né parte che farebbe meglio a godersi i postumi del successo anni 80 e a sparire dalla Tv, chiuso nella non accettazione del passare del tempo. E per un testimionial d’eccezione una miss d’eccezione: una ragazza per la prima volta trentina e per la prima volta con i capelli corti. In realtà, è un’elezione che non aggiunge nulla di nuovo alla carrellata di reginette che si sono susseguite negli ultimi anni. Sicuramente una bella ragazza, migliore delle pessime Chillemi e Zamparo, e con la stessa spigliatezza forse della neo gallina della tv, Cristina Chiabotto. Ma di fascia in fascia, di chiappa in chiappa e di corona in corona, il risultato non cambia. Non riusciamo a discostare gli standard televisivi della bellezza dalla realtà. Incoroniamo la più bella d’Italia ma non ci fermiamo mai a riflettere se lo sia davvero, se rappresenti davvero quell’animo mediterraneo che invade le ragazze nostrane. Per strada non si vedono modelle anoressiche né tanto meno bellone dal viso di porcellana. La bellezza risiede nella varietà e nella semplicità, nelle forme e nelle non forme. Esiste ancora la possibilità di non restare intrappolati nei canoni di altezza e girovita? Miss Italia, come ogni anno, decide cosa è bello e cosa non lo è, non attraverso una votazione, ma semplicemente eliminando dalla gara l’altra faccia della medaglia, quella più vera. D’altra parte la politica ci ha già abituato a sentirci rappresentati da qualcosa che non rispecchia la realtà, ma questo è un altro discorso. Quello che però a molti piacerebbe vedere è una miss in carne, o perché no, un miss di 40 anni. Non trovate che una donna di una certa età possa essere molto più affascinante di una ragazzina che puzza ancora di omogeneizzato? Nel frattempo, sperando di non vederla troppo presto sgambettare in tv, facciamo i nostri più cari auguri alla neo eletta Caludia.



LIBERI DI MORIRE
di MIKYROSS

Per la fede non esistono mezze misure. Se hai fede, basi la tua esistenza su un punto di partenza immutabile e protettivo. La vita ha un inizio ma non ha fine: se ti comporti bene, anche tu avrai il tuo posto in paradiso. Se non hai fede, tutti quei pilastri di certezza e di eternità sono dei muri di cartapesta in cui la mente ha bisogno di rifugio. La vita ha un inizio e una fine, e cerchi di comportarti bene per conquistare il tuo posto nel mondo. E forse per questo non te ne frega niente se il tuo collega di lavoro è credente e vuole andare in paradiso. Ma lui ti rompe le scatole dalla mattina alla sera dicendoti che non è giusto che i miei figli non debbano essere battezzati, che debba mettere per forza al mondo un bambino ritardato, che la gente mi guarda male se mi sposo in comune.

O che decida di suicidarmi quando, ridotto a un vegetale, sento che la mia vita non ha più un senso.

È proprio questo il problema della fede: la sua ipocrisia. Specie se di matrice cattolica. I papa boys si definiscono tanto tolleranti con poveri, bisognosi e malati, ma non con la gente. La parola egoista è la chiave giusta per mettere fine a una conversazione scomoda. Lo dice il manuale del perfetto cristiano, a pagina 126 rigo 35. Sono sempre pronti a ficcare la mano in una piaga incancrenita, per  “portare sollievo” alla sofferenza. Difendono gli embrioni dallo stadio di otto cellule perché, a detta loro, non possono difendersi con le parole. Ma non sono disposti ad accettare che un’altra persona, nel pieno possesso delle sue facoltà, PARLI e autorizzi un medico o un familiare a staccare la spina che ancora lo lega alla sofferenza. Per carità, chiunque è libero di non farlo. Ma non di impedirlo agli altri.

Sulla base di questa prepotenza, fondata sulla consapevolezza di avere dalla propria parte la ragione e la verità, che ancora oggi si pone la parola STOP all’argomento eutanasia. Si tace sul pericolo che vecchi innocenti vengano debitamente soppressi per eredità, o che bambini di Geova non possano avere dalla loro un tutore che li faccia morire in pace. Lasciano da parte i veri problemi della questione per soffermarsi su questioni spirituali e di strenua difesa di una vita che ormai è solo ricambio di cellule. E si finisce per considerare l’eutanasia solo come una sciocca pretesa di pochi presuntuosi, che pensano di poter giocare con la vita come fa Dio. La presunzione è altrove, nelle veglie funebri, nei fiori, nella finta pietà.
Con l’augurio che il presidente Napolitano apra finalmente la cordata per sensibilizzare. valutare, e avere finalmente rispetto per la dignità dei moribondi.








 




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Rivista - Serpenta N1
post pubblicato in LA RIVISTA, il 9 settembre 2006



                                


PARIS: GIN E RAMAZZA

Non passa giorno senza che si pubblichi qualcosa su di lei. Non è dotata di nessuna particolare qualità, se non di un conto in banca incalcolabile e di una sorprendente dose di sfrontatezza.

Questa volta la stampa perbenista dell’America bene ha voluto cercarle il pelo nell’uovo, per punirla di suoi ben più pesanti eccessi, porre finalmente un freno all’attenzione religiosa nei suoi confronti.

PARIS HILTON è stata trovata in guida in stato di ebbrezza all’uscita di un locale. Si pensa subito a un tasso alcolico da fare invidia a Mickey Rourke, invece la reginetta del gossip americano aveva bevuto un solo drink e, complice lo stomaco vuoto, era appena al di sopra della soglia limite. Un po’ poco, per qualificarla ubriaca. Un po’troppo, per cercare di farle del male. Ma la divina Paris incassa e non commenta. Quando si presenterà davanti al giudice, spiegherà con sfacciataggine che se non si può neanche più bere un bicchiere in pace con un’amica (la figlia di Rod Stewart), allora che vita è? Si prenderà un certo numero di ore in lavori socialmente utili, come è d’uso negli States per le colpe dei ragazzacci. Si vestirà con una tutina rosa a giroculo, il cappellino da bambina impertinente, e si farà fotografare da tutti mentre raccoglie le cartacce. Ottenendo ciò che cerca da sempre: far parlare di sé. Alla faccia di chi mi vuol male.   

di MIKYROSS                                                               


  PAUL McCARTHY: L'ARTE INFETTA

Se per caso capitaste dalle parti di Stoccolma, dovreste fare un salto al Moderna Museet, il museo d’arte contemporanea. E’ lì che infatti è esposta una sezione interamente dedicata a Paul McCarthy, classe 1945, un artista davvero diretto e molto crudo. Non si tratta di accarezzare vedute paesaggistiche con il proprio sguardo, ma di lasciarsi investire da un’ondata di carne da macello. Si tratta di “sculture in azione”, di secche foto, o di grandi spazi previsti per lo spettatore,  dove la fa da padrona la contaminazione. Così la barbie, la vicina di casa, l’uomo sotto il balcone, la scatola di fiammiferi, tutto è contaminato. O forse lo è il mondo. Possiamo osservare sculture meccaniche come la
Mechanical Pig (un maiale che si muove meccanicamente e riproduce suoni realistici) o le opere a sfondo sessuale, dove la contaminazione diviene perversione, e dove il maschio riesce a trovare il piacere sessuale persino dimenandosi addosso ad un albero. C’è un’infezione generale che disgusta i più deboli (inquietanti i cadaveri realistici disposti su apposite panche) e che entusiasma gli amanti dell’arte. Il sesso (come avviene nelle orge video) è qualcosa di malato, come malata è la realtà tutta, persino per i bambini. In alcune stanze infatti possiamo trovarci di fronte ad una sorta di Disneyland, dove il coniglio ti sorride, ma con uno sguardo inquietante. Ed in fondo è tutto un enorme parco giochi rovesciato, dove anziché fantasticare, riflettiamo sull’orrore che ci circonda. Da vedere.

SERPENTA




    Il diavolo veste stracci e jeans

 

Alla mostra del cinema di Venezia sono approdati tutti: dai bronzi scultorei senza cervello alle modelle tette al vento di Tinto Brass. Il cinema spesso passava in secondo piano. Quest’anno due eventi di rilievo: la parola CINEMA si imprime di nuovo sul lungomare del Lido. Il primo è il ritorno inedito di David Lynch. Il secondo, Il diavolo veste Prada.

 Il regista è quello di Sex and the city. La protagonista non è un’attrice, ma l’attrice. Record di 13 nomination all’Oscar, due vinti: se gli Oscar  non sono l’unico indizio per dire che un’attrice è brava, per MERYL STREEP si fa un’eccezione. Quando ci si chiede se è possibile interpretare mille facce pur avendone una sola, si pensa a lei. Alla sua non-bellezza che la rende così particolare, col mento aquilino, gli occhi piccoli, penetranti. Al sorriso inconfondibile, plasmabile, che diventa ghigno satanico o dolce seduzione. Alla capacità unica di umanizzare gli eccessi grotteschi di Joanna Kramer o Madeline Ashton. Agli intensi personaggi de La mia Africa, La casa degli spiriti, La voce dell’amore. Alla crudeltà affascinante di The Manchurian Candidate.

E alla sua proverbiale disattenzione nel vestire. Proprio in questi giorni a Venezia, ha ironizzato sul titolo si una sua futura biografia: Il diavolo veste stracci e jeans. Anche le attrici possono essere donne normali. Anzi, Meryl è l’attrice proprio perché è una donna normale.

di
MIKYROSS    




   COME POSSO ESSERLE UTILE?

Lavorare in un call center ed essere utili a qualcuno. In realtà, questo qualcuno è il datore di lavoro. Nella società del lavoro a gettoni e del precariato, i cc occupano di certo un posto di rilievo. I siti web, gli annunci sui giornali, le agenzie del lavoro, ovunque tu possa trovarti ci sarà una postazione a disposizione. Un mercato del lavoro in crisi, dove di spendibile non c’è più la laurea ma la pazienza. Siamo costretti a vendere surgelati e servizi telefonici, vino e palinsesti tv, e allo stesso tempo costretti a subire le ingiurie dei clienti più imbestialiti. Il lavoro dei cc propone merce e tratta il lavoratore come merce, una voce, svuotata di personalità, costretta a sorridere e a fingere, giusto per qualche ora al giorno. In realtà non è solo colpa dei call center. Oggi il progresso telematico ha portato ad un processo di svuotamento dei corpi, ridotti a prodotti tecnologici, persi nella rete o nelle linee telefoniche. E non senza conseguenze. Non abbiamo più un volto, non abbiamo più un corpo, non abbiamo più la nostra bella o brutta presenza. E non si tratta solo del rapporto col cliente. La postazione di un cc è una postazione senza corpo ( e senza diritti) , fatta di automi pronti a soddisfare ogni esigenza, con contratti a progetto stracciabili, e alle volte, senza neanche un fisso orario. E se il colosso “AtesiA” sta subendo dei colpi bassi dai poveri dipendenti ribelli, c’è un’Italia che soffre.  E’ l’Italia che in silenzio sopporta una situazione in perenne bilico, dove nessuno sembra accorgersi che qualcosa davvero non va. Di voce in voce, di cornetta in cornetta, di laurea in laurea, la folla di operatori telefonici sta invadendo il mondo, perdendo per strada udito e vista, e forse la pazienza. Per l’Italia del Lavoro rivolgersi altrove.


SERPENTA






permalink | inviato da il 9/9/2006 alle 0:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
ESCLUSIVA: INTERVISTA A SERPENTA
post pubblicato in LA RIVISTA, il 14 agosto 2006


               


Stiamo inseguendo Serpenta da giorni ormai e finalmente la troviamo qui, in questa galleria d’arte, davanti un quadro, una Marylin di Warhol…

 

Ciao Serpenta, è stata un’impresa trovarti ma finalmente sei qui… Come va?

Diciamo che mi avete incastrato e ora sono costretta a parlare… Sto davvero benone, in vacanza.

 

Come mai hai scelto un posto così alternativo?

E’ un posto dove vengo spesso, ogni volta che voglio respirare la vera essenza dell’arte…

 

Ogni volta che ne hai voglia entri in questa galleria per osservare Warhol?

Ogni volta.

 

Bisognerebbe capire cosa intendi per essenza dell’arte…

E credi che lo venga a dire proprio a te? Questi sono segreti che forse potreste conoscere guardando i miei quadri…

 

Quadri? Hai forse intenzione di farci vedere i tuoi quadri on-line?

Ci sto pensando… certo non sul  blog, preferirei un mio spazio espositivo on-line…

 

Beh non vediamo l’ora… ma a proposito di blog, a quando la riapertura?

In fondo è come se non fosse mai stato chiuso. Ufficialmente riaprirà a settembre.

 

Beh allora si tratta solo di qualche giorno… Novità in vista?

Si certamente. Adorò le novità. Ci saranno nuove storie di donne al bivio, ci sarà qualche nuova rubrica, ci saranno nuovi argomenti pungenti su sesso e amore e… ci sarà la novità più importante, quella che stiamo inaugurando ora…

 

Parli della rivista?

Si, da settembre, ogni 15 giorni, partirà SERPENTA, una rivista fatta di 4 brevi articoli di tipologia assolutamente diversa, di cui uno sarà sicuramente il mio, e gli altri vedremo… di sicuro ne affiderò uno al mio blog gemello, quello di Mikyross…

 

Questo Mikyross è sempre presente…

Sempre.

 

Ma con tutte queste novità non vorrai mica abbandonare il nostro romanzo preferito… nell’ultima puntata della seconda serie Milly stava tentando il suicidio….

Certo che no! E poi Milly ha sette vite come i gatti…

 

Allora attendiamo con ansia i prossimi risvolti… e in ogni caso non ci dici mai niente di te! Come sta andando questa estate?

Estate? A me pare di stare in pieno autunno, visto il tempo… In ogni caso questa estate si è basata su due punti fondamentali. Il primo è il concerto di Madonna, un vero evento.

 

Sei stata al concerto? Beh e cosa ne pensi?

Difficile pensare, più facile far tesoro delle emozioni uniche che solo Madonna sa darti. Arte allo stato puro, musica trascinante, immagini ad effetto visivo da brivido… sembrava di assistere ad una vera video-installazione…

 

Eppure questo entusiasmo non è comune a tutti i fan…

Certo, altrimenti non ci sarebbe più libertà di pensiero… In fondo è quella che anima i detrattori di Madonna, secondo i quali non ha voce e dunque non è niente…

 

Beh in effetti una cantante senza voce cos’è?

E’ Madonna. E con questo credo di aver detto tutto.

 

Oddio… non proprio… forse una donna provocatrice?

Se ti riferisci alle provocazioni religiose e sessuali sono passate dai tempi di erotica. Oggi Madonna non provoca, parla. La crocifissione era un grido verso chi è morto per lasciare devastazione nel mondo e soprattutto verso chi si fa scudo dell’uomo crocifisso per inzuppare biscotti al miele senza pensare, ai veri mali della società, loro stessi. Troppo facile pregare nel 2006.

 

Vedo che ce l’hai con qualcuno…

No, al contrario, è quel qualcuno che ce l’ha con me e quelli come me. Ma non voglio sporcare questa intervista nominando gente indegna di tanta importanza… Non credi?

 

Hai ragione. A questo punto possiamo tagliare il nastro di questa rivista e brindare all’inaugurazione?

Direi proprio di si, spero piaccia ai lettori di Serpenta.

 

Ah dimenticavo, non mi hai detto qual è il secondo punto fondamentale di questa estate?
Il mio viaggio a Stoccolma di fine agosto. Un bacio.




permalink | inviato da il 14/8/2006 alle 12:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (28) | Versione per la stampa
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