.
Annunci online

Dove c'è Serpenta, c'è casa.
IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MILLY 5 TORNA A DICEMBRE
post pubblicato in Serpenta Milly, il 17 novembre 2008




IL TRAILER UFFICIALE




permalink | inviato da serpenta il 17/11/2008 alle 21:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MILLY 4
post pubblicato in Serpenta Milly, il 30 ottobre 2008



SETTANTESIMA  E ULTIMA PUNTATA - LA RESA DEI CONTI

Il sole del primo pomeriggio è quello più caldo, luminoso, penetrante. E quando nelle giornate serene d’autunno, i raggi illuminano i prati verdi di una casa di campagna, le nuvole si trasformano in dolce zucchero filato. Gli uccellini cinguettano allegri sui castagni, mentre i cagnolini abbaiano in un festoso canto della felicità. I cancelli aprono la via verso la zuccherosa festa di compleanno di Patrizia Pellegrino.


Tanti invitati, anzi tantissimi. E per festeggiare i suoi 52 anni, nulla è lasciato al caso. Patrizia ha voluto che tutto fosse perfetto, che tutto fosse meticolosamente organizzato in ogni dettaglio. E accanto a sé, nel giorno del suo compleanno, ha voluto che ci fossero suo marito, i suoi due bambini, ed il suo immancabile labrador Dolly. Sono sei mesi che organizza la sua festa di compleanno. Ha pensato ai palloncini, alle colombe, al catering, allo zucchero filato, ai clown. Come se fosse in un sogno. E per cosa? Per rendere omaggio ad un anno che se ne va o per sentire i segni di una ruga in più sotto gli occhi? Ma no, in fondo a quelle ci pensa il botox. Patrizia ha voluto riempire per un giorno la vita di colori, pennellare le nuvole nel cielo, sorridere con il cuore in mano alla sua splendida vita. O forse semplicemente riempirla, almeno per un attimo, con una deliziosa giornata di allegria.

Ci sono circa 150 invitati. Personaggi dello spettacolo, imprenditori, vecchi amici, compagni di scuola dei bambini. E le solite lingue di vipera.

“Ma siamo finiti ad Eurodisney per caso?” osserva Lorena Bianchetti rivolta verso il giocoliere dal cilindro dorato.

“Bisognerebbe ricordare a Patrizia che due anni li ha festeggiati cinquant’anni fa…” risponde Maria Teresa Ruta, che per l’occasione ha preparato delle disgustose frittelle salate.

“E’ che in fondo non vorremmo mai vederci sfiorire…” aggiunge una malinconica Rita Dalla Chiesa.

“Tu non sei sfiorita, ma appassita oramai…” controbatte Alan appena sopraggiunto insieme alla sua famiglia al party più cool dell’anno. Milly cammina accanto a lui, insieme ad Ernesto, quasi come una coppia felice. Rita indispettita guarda stupefatta la giacca di Alan e risponde:

“I clown sono da quella parte Alan, accomodati pure”. Colpito e affondato, perché la cattiveria non ha davvero età.

Improvvisamente la festeggiata rompe l’attimo di tensione offrendo agli invitati dello zucchero filato rosa.

“Benvenuti cari! Per voi!!”

“Auguri di cuore Patrizia " risponde miss garbo.

Milly mantiene il sorriso stampato sul viso, e si avvicina alle bibite rigorosamente analcoliche, per trasgredire la sua dieta ferrea con un bicchiere di aranciata amara. Il suo corpo è qui, nel giardino di casa Pellegrino. Ma la sua testa e il suo cuore sono lontano, tra le ruvide braccia di Cesare.

Nel frattempo, in casa Carlucci.

Rosario sta rimettendo in ordine la stanza di Milly. I suoi quadri ottocenteschi, il suo letto di ferro battuto, il suo comodino scuro e senza colore. E poi quel cassetto, sempre chiuso a chiave. Lo accarezza con il piumino per spolverarlo, e prova ad aprirlo come fa ormai tutti i giorni da un anno. Ma questa volta il cassetto si apre, Milly deve aver dimenticato di chiuderlo. Lo apre, osserva, sbircia nel fondo. E poi appare l’oggetto che qualunque governante pettegola vorrebbe avere tra le mani: il diario segreto di Milly.


10 minuti dopo.

Squilla il telefono in casa Montemario.

“…Si pronto?”

“Contessa Piera di Montemario?”

“Si, io in persona. Con chi parlo?”

“Salve. Sono Rosario, la governante della signora Milly.”

“Ah lei è quella che pulisce il culo della fintissima?”

“La chiamavo per un accordo… c’è una cosa che vorrebbe assolutamente avere…”

Un’ora dopo.


Cinquantadue candeline sono appena state accese sull’enorme torta a forma di farfalla in onore di Patrizia. Cinquantadue palloncini rossi si sono liberati verso il cielo mentre cinque colombe bianche volano improvvisamente in segno di pace. Le amiche le tendono la mano, la sua famiglia si stringe intorno a lei, i bambini non vedono l’ora di assaggiare la crema di fragola. Milly è invece lontana dal caos. E’ distante, fredda, malinconica. No, oggi non era proprio in vena di feste. Suo marito è lì, che tenta di ricostruire un rapporto con Alan. Lo osserva come se stesse vedendo un altro. Ripensa a Cesare, poi di nuovo ad Ernesto. Qual è la sua vita? Chi è davvero parte del suo cuore? Perché dovrebbe lasciare suo marito per approdare definitivamente ad una storia di sesso che potrebbe solo coprirla di ridicolo? No, lei non può cedere alle tentazioni della carne come se fosse una quindicenne. Il suo rapporto con Ernesto è stima, affetto, rispetto. Ed in fondo, è questo che una donna sposata cerca nel proprio uomo. Deve dimenticare Cesare una volta per tutte. Deve recuperare il rapporto con suo marito. Deve lasciare cadere i sogni di quella terribile lussuria terrena che l’ha rapita da qualche tempo.

Ma la sua meditazione viene interrotta da una Piera totalmente sfatta e infuriata.

“Contessa, ma allora alla fine è venuta! Stiamo tagliando la torta si accomodi!” sorride zuccherosa Patrizia. E aggiunge: “Prenda pure lo zucchero filato!”

“ Che cos’è questa roba? Sono venuta per regolare due conti, non per prendere parte alla festa di Alice nel paese delle meraviglie. Piuttosto, mi offri qualcosa da bere o devo succhiare l’uccello del clown per inghiottire un po’ di liquidi?”

Patrizia si copre di vergogna. I bambini iniziano a piangere terrorizzati. Piera risponde ai mocciosi con una linguaccia. E’ il panico più totale. Patrizia crolla nella disperazione più nera.

“Contessa, non attendevamo altro che la sua volgarità. Come sa Patrizia è contro l’alcol, c’è dell’aranciata fresca se vuole proprio bere… ma se abbandona la festa immediatamente ne guadagnerà il buon gusto!”

“Ah non sapevo che avessero aperto le fogne… Sentivo puzza di merda… Bevila tu questa sbobba Lorena, non sia mai che riesca a ripulirti un po’ quella lingua di vipera!”

Gli invitati osservano divertiti. Patrizia scappa via in lacrime. Lorena è inferocita.

“ Piuttosto, quella finta ripulita di Milly dov’è?”

Improvvisamente la folla si volta verso l’angolo del giardino. Milly arrossisce. Guarda con spavento Piera.

“Brutta ipocrita ripulita che non sei altro… hai passato la tua vita a fare la santa e invece…”

Milly è completamente sconnessa. Fuori da ogni forma di autocontrollo. Tenta invano di replicare.

“Contessa.. la prego mi sta mettendo in imbarazzo…” poi si volta verso la folla “E’ chiaro che la contessa deve aver bevuto un bicchierino di troppo…”

“Io che stavo in casa a menarmi per averti reso cornuta… e tu che nel frattempo facevi yoga sulla mazza di questo C E S A R E…”

“Contessa? Ma cosa sta dicendo… io non… lei è pazza… vi prego dite a questa donna di andare via non è… Ernesto? Ma cosa mi state nascondendo?”

“No Milly, vorrei sapere cosa ci stai nascondendo tu!” risponde Ernesto.

“Io ed Ernesto ci siamo dati una leccata come ai vecchi tempi… ma sarei stata disposta a restituirtelo senza problemi… mentre tu!” poi si volta verso la folla come un sindaco nel pieno di un comizio
“MA LO SAPETE COSA SCRIVEVA SUL SUO DIARIO? OGGI MI HA FATTA MIA, OGGI HA VIOLATO LA MIA PORTA SEGRETA… un eufemismo per dire che si è fatta TRAPANARE IL CULO!”

Milly perde i sensi e crolla tra le braccia di Ernesto. Ma Piera le si avvicina con rabbia e le dà due ceffoni fortissimi. La showgirl riprende lentamente conoscenza.

“Contessa… ma cosa?…”

“SEI LA PIU’ MESCHINA FINTA RIPULITA CHE ABBIA MAI CONOSCIUTO. MI HAI TOLTO ERNESTO. E TE L’HO DATO, E TI HO CONSIDERATO PERSINO AMICA…. E POI IO LI’, A SENTIRMI IN COLPA PER AVERTI TRADITO…”

Milly corre verso l’interno della casa sconvolta. Piera la insegue. Salgono le scale azzuffandosi come due galline impazzite. Raggiungono il primo piano. Piera prende Milly per i capelli, ma quest’ultima riesce a liberarsi e a sfondare la camera da letto che dà sul giardino.

“Cosa vuole da me contessa? Anche io SONO UNA DONNA! ANCHE IO HO UN CUORE! MENTRE LEI… E’ ANDATA A LETTO CON MIO MARITO…. LEI E’ SOLTANTO UNA POCO DI BUONO…”

“TU SEI COME ME MILLY! SEI COME ME! AMMETTILO!”

“NO! IO NON SARO’ MAI COME LEI!”

Urla. Insulti. Un rancore che stagiona da anni nel cuore di una vecchia donna e che esplode improvvisamente come un tuono tempestoso. Di chi possiamo veramente fidarci? Chi sono i nostri veri amici? A chi possiamo tendere la mano senza pensare di essere pugnalati alle spalle con l’altra? E mentre anni di incomprensioni e diversità volano tra ceffoni e pugni, la colluttazione diviene un’inevitabile danza dell’odio. Un’incapacità di perdonarsi, di rivedere, di riconsiderare. In fondo sono diverse, ma commettono gli stessi errori. Uguali nel bene e nel male nonostante le apparenze. Unite mentre la colluttazione finisce in un rocambolesco volo giù dalla finestra. Un salto nel vuoto. Una caduta nella paura più nera del futuro. Ammesso che ce ne sia ancora uno.
 FINE QUARTA SERIE




permalink | inviato da serpenta il 30/10/2008 alle 19:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MILLY 4
post pubblicato in Serpenta Milly, il 18 ottobre 2008



SESSANTANOVESIMA PUNTATA - IL TRIANGOLO NO...

Caro diario,
torno a scriverti nuovamente con l’innocenza di una bambina. Come stai? Io benissimo.. hai presente il cuore che batte a mille e la testa colma di pensieri birichini? Devo ammetterlo caro diario, mi vergogno per tutto. E poi, la polizia che ci ha sorpresi l’altra sera… per poco non ci arrestavano… sono morta di vergogna, ma mi sono sentita di nuovo una ragazzina. Ecco perché caro diario sono qui a scriverti che ho ancora il miele dei suoi capelli sulle mie labbra di ciliegia, a dirti che l’odore quasi bestiale della sua pelle eccita i miei pensieri di donna, o a farti capire che io ho riscoperto la dolcezza della parola amore…

Milly si interrompe bruscamente. Rosario entra in camera con una cesta di panni puliti.

“Buongiorno signora.”

Milly chiude di colpo il quaderno color corda e copre il ghigno d’imbarazzo con un sorriso di circostanza. “Grazie Rosario. Può lasciare tutto lì e… la pregherei di bussare prima di entrare la prossima volta…”

“Mi perdoni Signora. Ah… dimenticavo… l’altra volta le è caduto questo dalla borsa…” sorride maliziosamente Rosario porgendo una boccetta di lubrificante vaginale ad una Milly terrorizzata.

“Oh…R..Rosario. La ringrazio… deve essere caduto a Priscilla… questa sera dovrà darmi delle spiegazioni…”

“Ma certo signora. Torno di là…”

Pericolo scampato, almeno per ora. Milly poggia garbatamente le mani sulle ginocchia e si siede davanti l’enorme finestrone della camera. Cosa resta di quella donna di ghiaccio che un tempo, austera, proteggeva la sua famiglia, i suoi principi, la bellezza di un amore idilliaco? Cosa resta di quel passato così vicino eppure così lontano? Cosa resta di quella donna che sfiorava una rosa bianca per poggiarla nel vaso di murano del salotto, o che prendeva una zolletta di zucchero per lasciarla scivolare garbatamente in una tazza di tè alla ciliegia?

Volano i pensieri, scorrono tra le parole fino a raggiungere la poesia di un malinconico risveglio. Passano i giorni, cambiano le persone, cambia la vita, scompare ogni luce, per lasciare spazio a quelle ombre spaventose. E’ questo quello che forse sta passando per la testa di Ernesto. E’ seduto in camera, con gli occhi rivolti verso quel ritratto di famiglia ormai sbiadito. Una fotografia. E cos’è una fotografia se non un momento, un attimo capace di fermare la bellezza di un sorriso per regalargli l’eternità? No. L’eternità non esiste. E non era eterno neanche l’amore che provava per Milly. . Nulla è eterno, se non la morte. Ormai vivono separati in casa. Lei è sempre assente, scostante, sfuggente. Passa le ore in camera da sola, poi parlotta al telefono, la sera è fuori per improvvisi e continui impegni di lavoro. Ed ora c’è lei, Piera. Da quanto tempo non facevano più l’amore insieme, da quanto tempo non sentiva più la sua bocca profumata d’alcol. Ed anche ora che le sue pelli sono mollicce, mantiene il fascino di una donna matura e spregiudicata.

Volano i pensieri come gabbiani in fuga verso il mare. Le piume leggere aleggiano nell’aria mentre i pensieri piombano d’improvviso nella testa di Piera. E’ contrariata, nervosa, infuriata. Milly è una finta ripulita, è goffa, è impacciata, è legata con cento nodi alla sua vita da marionetta. Ma in fondo le vuole bene. Come ha fatto a tradirla? Come ha potuto pugnalarla alle spalle in questo modo? Ma poi pensa a quando lei lo fece da giovane e tutto sommato potrebbe starle bene. Ripensa a quanto le sia stata vicina durante la malattia, a quanto sia in fondo l’unica persona a cercarla e a sostenerla in mezzo ad un mare di persone merdose. Però d’altronde che cosa ha fatto di tanto terribile? Solo una botta a suo marito, e poi era ubriaca… Ma sì, il sesso è come il comunismo: bisogna ridistribuirlo equamente alla popolazione. Dunque che si fotta pure se ha assaggiato un po’ di quello che lei può avere tutti i giorni…

E Milly? Avrà sospettato qualcosa? Sembra così distante da Ernesto che neanche si è accorta della notte passata fuori. E mentre ripone la sua biancheria intima nella cassettiera tardo-settecentesca, non può non pensare a come quel reggiseno le sia stato strappato via l’altra sera da Cesare…

Suonano alla porta. Milly indossa la sua vestaglia di seta rosa antico e si dirige verso il salotto.

“Priscilla! Oh cara, ma cosa ci fai qui? Dovresti essere in clinica a quest’ora … è inconcepibile che tu non abbia alcuna voglia di …”

“Mamma basta. E’ venuta a prendermi nonna.”

“Nonna?”

“Hi Milly. Sono venuta a trascorrere un po’ di tempo con mia nipote. Sweet baby di’ a tua madre dove ti porta la nonna?”
Milly resta di sasso.

“Nonna mi porta a Hollywood…”

“Ma cosa?.. ma voi siete impazzite… e lei signora Mamie con questa storia della nonna felice non mi convince affatto… lei non può intromettersi nella nostra vita da un momento all’altro…”

“Mamma lascia stare la nonna!” urla Priscilla fiera della sua stupidità, mentre Mamie si è già sdraiata sul divano noncurante dell’ira della neo-figlia.

“E… cosa vorresti fare? L’attrice? Ti ricordo che i tuoi studi di economia…”

Priscilla ha un attimo di esitazione, poi bruscamente risponde alla madre.

“Mamma lo faccio per te. A..Andrò in una prestigiosa scuola di economia a Santa Monica.”

E così non era stato facile corrompere con un mare di buoni propositi una madre apprensiva e severa. Ed ora che Priscilla è salita su un volo di dodici ore per l’America insieme a Mamie, a Milly non resta che ignorare nuovamente la presenza di Ernesto tornandosene in camera.

Squilla il telefono.

“Pronto?”

“Hi, we’re looking for Miss Priscilla”

“Good Morning, Miss Priscilla isn't here now... but... who are you?"

“Buoggiorno Signora... lei è madrwe Priscilla?"

“Si, sono io…”

“We call from rwedazzIONe di PlayBoy… voiamo parlare for appuntamento for tomorrow a Los Angeles for servizio di photo di Priscilla…”

tututututututututu

“Signora?? Are you still alive?”




permalink | inviato da serpenta il 18/10/2008 alle 14:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MILLY 4
post pubblicato in Serpenta Milly, il 4 ottobre 2008



SETTANTOTTESIMA PUNTATA - SORPRESE D'AUTUNNO...


Scende la pioggia. L’acqua d’autunno lava via le ferite più lievi e quelle più profonde, allontana i ricordi delle calde spiagge assolate e rinfresca i bollenti spiriti estivi con le sue cupe giornate grigie. Le foglie cadono incessantemente come l’acqua, trasformando le vie della città in affascinanti e decadenti tappeti rossi. L’autunno è la rinascita o la fine, l’inizio di una nuova stagione o il termine di quella appena conclusa? Il primo vento gelido taglia la pelle raggrinzita della Contessa Piera di Montemario, tornata in città dopo un po’ di tempo. Roma non le piace più come un tempo: è caotica, intasata, abbandonata a se stessa e soprattutto piena di finte ripulite. Ed ora che neanche le puttane possono più passeggiare liberamente per la città, capisce di essere tornata davvero in un posto che non è più il suo. Ma è pur sempre lo stesso che l’accompagna da tutta la vita. Dunque decide di riprendere la vita di tutti i giorni. Prova a chiamare Milly.

Tutu tutu tutu tutu tuuuu tuuuu

“Risponde la segreteria di Milly Carlucci. Al momento non sono in casa, ma se mi fate la cortesia di lasciare un messaggio sarete richiamati al più presto.”

“Ah dannata finta ripulita…dove ti sarai cacciata con questo tempo?”

Riprova. Prova ancora, e ancora e ancora. Poi improvvisamente qualcuno risponde.

“Pronto?”

“Ah, Ernesto, sei tu?”

“Piera! Ma che piacere sentirti…”

“Ciao, sto cercando quella fintissima di tua moglie… ha il cellulare staccato… volevo divertirmi un po’ a stuzzicarla…”

“Milly è fuori e non ha lasciato detto niente neanche a me. E sono rimasto senza accompagnatrice per il party del Pdl di stasera…”

“ Party del Pdl? Beh se vuoi farti accompagnare da una vecchia ciabatta sarò felice di venir a bere quel buon vino che porta sempre il nano malefico…”

“Piera ne sarei onorato! Ti passo a prendere tra mezz’ora… ce la fai?”

“A pettinare quei quattro peli che mi sono rimasti ci metterò un attimo. A dopo.”

Ore 22,30, Casa di Stefania Prestigiacomo.


La casa del ministro è una piccola villa ai margini di Roma, e solo una delle sue tante residenze. Arredata in stile tremendamente classico, piena di trofei, targhe, foto, e segni di un’evoluzione che l’ha ormai trasformata in una donna matura e piena di sé. C’è tanta gente. Esponenti politici di destra ed estrema destra. Donne agguerrite in gonne girofica fanno gli occhi dolci a vecchi provoloni dai denti ingialliti dal fumo. Sono tutte avvenenti, magre, truccatissime, e slanciate da tacchi a spillo vertiginosi. O almeno quasi tutte. Alessandra Mussolini sta divorando delle olive ascolane aggrappata al tavolo come una cozza allo scoglio, Marina Berlusconi sta sorseggiando champagne sulle ginocchia di un imprenditore svizzero, mentre Stefania, splendida padrona di casa, sorride ad ogni invitato come una geisha in giro per le strade di Kyoto. Mara Carfagna è appena arrivata e le sta sussurrando qualcosa all’orecchio.



“Ehi Stefania, stai rischiando una multa… parlare alle puttane è vietato!” urla una Montemario elegantissima davanti a tutti gli spettatori inorriditi.

Mara si gira furibonda con occhi di fuoco. “Ma come si permette?”

Stefania prova a sorridere, facendo passare la battuta acida per il burlesque tipico dell’anziana nobildonna. Ma Mara, reduce da altre piazzate simili, non sembra essere d’accordo.

“Cosa ci fa lei qui? Non le è bastata la querela che si è già beccata? Ma certo… deve essere sbronza come al solito…”

“Meglio sbronza che stronza! Che qualcuno mi serva dello champagne!” urla la donna con superbia, allontanandosi dalla Carfagna rimasta in disparte in un mare di nervi.

Ernesto è un fiero cavaliere, un po’ imbarazzato ma in fondo divertito. Abituato da molti anni ad avere accanto una donna di ghiaccio, può finalmente provare l’ebbrezza del divertimento. Per un attimo gli tornano in mente i vecchi tempi, quando Piera era sua moglie, e pensa a quanto fosse divertente. Certo, possessiva e pericolosamente vendicativa, ma tutto sommato una gran donna. Ma poi distoglie il pensiero da simili ricordi e gli viene in mente la sua Milly. Così austera, fiera, madre, moglie, donna del focolare, star. E’ tutto ciò che si può desiderare eppure così distaccata. Una macchina priva di emozioni, una donna forse troppo perfetta, lontana anni luce da quella biondina un po’ sciocca che aveva sposato qualche anno fa. Si volta verso Piera.

“Che ne diresti se andassimo a fare due chiacchiere fuori? Abbiamo salutato tutti e la festa è tremendamente noiosa…”

“Ma sì, usciamo… queste troie ripulite non le sopporto più…” risponde la Montemario alla seconda bottiglia di vinello siciliano.

Escono fuori sottobraccio, come ai vecchi tempi. Il vento è freddo, Ernesto con galanteria poggia la giacca sulle spalle rachitiche della Montemario.

“Sai Piera… non sono affatto felice.”

“E come mai? La fintissima non sa fare più i pompini?”

“Piera… non scherzare. Milly ultimamente è così distante…”

“Beh non mi sembra sia mai stata calorosa…”

“Piera questa volta è diverso. Non c’è mai, mi sfugge, è enigmatica, è riuscita persino a bruciare una torta di mele… Capisci?”

”Ah non è da lei… che mi venga un colpo non avrà il cancro anche quella ripulita?”

“Ma no Piera! E’ in perfetta salute… sono convinto abbia un altro uomo…”

“Ahahahahahahahahaha Ma tu sei completamente impazzito! Miss Verginella Domani che succhia un uccello extraconiugale? Crederei di più alla notizia della verginità di Cicciolina…”

“Piera! Lei non è mai stata così… lei è cambiata… è lontana… o forse sono io che sono cambiato…” Ernesto si avvicina a Piera. Le tiene la mano dolcemente.

Piera indietreggia con la testa, imbarazzata per la prima volta dopo anni di libidine amorosa.

“No… Ernesto dobbiamo aver bevuto come due ciucchi idioti…che fai…”

Ernesto si avvicina alle labbra seghettate della vecchia e la bacia appassionatamente. Un lungo e gustoso bacio, in un turbine di saliva e lingue che si incrociano in una danza sessuale atipica. Le labbra secche di Piera si lasciano accarezzare da quelle ancora morbide di Ernesto. Una tempesta ormonale che invade i corpi e che ritrae una scena da film Hollywoodiano. Un bacio come mai nella loro vita si era riusciti a scambiare.

Ore 9.30, mattino seguente. Squilla il telefono.

Piera è mezza assonnata e ancora stralunata dall’alcol della sera prima Si copre i seni avvizziti con il lenzuolo. Risponde al telefono.


“Pronto?”

“Contessa, sono Milly… mi scusi se non le ho risposto prima ma sono stata molto impegnata…”

Piera è ancora stordita. Non capisce nulla. Non capisce dov’è. Non è casa sua. Non è il suo letto. Non sono le sue lenzuola. Gira leggermente la testa verso destra. Al suo fianco dorme un uomo supino, completamente nudo. E in un attimo è tutto chiaro. E’ tutto limpido. E’ tutto tremendamente comprensibile. Ernesto ha fatto l’amore con lei.

“Contessa? Va tutto bene?”

“CHE MI VENGA UN COLPO CRISTO BENEDETTO!” tutututututu

“Contessa?”

E intanto fuori continua a piovere, sul tappeto di foglie che giacciono a terra. Foglie secche che con l’acqua hanno ripreso vitalità, perché non si è mai davvero morti finché si è su questa terra, che non sarà mai davvero bella, ma è sempre ricca di sorprese.




permalink | inviato da serpenta il 4/10/2008 alle 19:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MILLY 4
post pubblicato in Serpenta Milly, il 25 settembre 2008



SESSANTASETTESIMA PUNTATA - UNA SERATA DI FOLLIA

Il bon ton è uno stile di vita. Può essere la ricerca esagerata delle buone maniere. Può essere il garbo con cui ci si rapporta agli altri. O può essere la capacità di mostrare educazione nelle situazioni più impensabili. Ma ci sono luoghi in cui il bon ton non è più semplicemente uno status symbol, bensì rigorosa etichetta. Sì, sto proprio parlando del ristorante.

Milly ha trascorso una settimana insonne, si è imbottita all’inverosimile di tranquillanti, ha masticato valeriana anche a merenda e ingurgitato dosi massicce di camomilla. Eppure il pensiero che Mamie sia piombata di nuovo nella sua vita l’ ha tramortita a tal punto da portarla alla pazzia. E così ha deciso di lasciare quello che un tempo era un riservato rifugio dalla Roma caotica per lasciarsi tentare dal diabolico invito di Cesare. Ernesto è fuori, Gabriella in vacanza a Posillipo con Mamie e Alan, e Priscilla in cura. L’ideale per trascorrere una serata in peccaminosa compagnia, lontana da tutto e tutti, in romantico ristorantino di cucina romana.

“Cesare, mi raccomando, che sia un posto dove nessuno possa vederci… sai quanto tengo alla discrezione di questo incontro…”

Cesare tiene lo sterzo della macchina con una mano mentre poggia l’altra con enfasi sulla coscia di Milly. Quest’ultima arrossisce e sposta elegantemente la mano del rude amante.

“Embè? Mo manco te posso tocca ‘a coscia?”

“Cesare ti prego, qualcuno potrebbe vederci… A proposito, dove mi stai portando a cena?”

“N’te preoccupà. Ce penso io…”

Dieci minuti dopo.

Ristorante La Parolaccia.

“Cesare ma che nome strano ha questo locale…”

Cesare sorride, mettendo una mano sulla chiappa sinistra di Milly. La showgirl la toglie di scatto, controllando che nessuno abbia visto questo gesto di becera volgarità. Arriva il cameriere. Milly porge il cappotto con delicatezza. L’uomo risponde in tono grottesco:

“Ao e che te pensi che te pijo pure er cappotto? An’vedi sta stronza…”

Milly resta di sasso. Mai in tutta la sua vita era stata trattata così da un cameriere, lei, abituata ai locali di lusso della Roma bene, ora piombata in una trattoria di quart’ordine. Si volta verso Cesare attendendo che dica qualcosa. Ma poi Cesare le sorride.

“Nun fa sta faccia da scema. A sto locale se pijano tutti a parolacce pe’ ride…”

Milly fa un sorriso di circostanza imbarazzato. Il cameriere si allontana senza infierire. Si siedono a tavola.

“Allora? Che ve porto? C’ho n’vinello de quelli proprio boni… Se famo n’goccio signo’?” urla l’uomo.

Milly salta in piedi dallo spavento. Poi si rivolge turbata al cameriere.

“Per me un’acqua liscia andrà benissimo. E se mi può portare un’insalata mista le sarei grato…”

“Ma n’do cazzo l’ho presa questa? E’vve’ camerie’? A me portame un boccione de vino e na coda a’vaccinara…” risponde Cesare infilando un dito nel naso.

Milly sta per alzarsi indignata, è sconvolta, le tremano le gambe. Ma Cesare le sorride, le accarezza la mano. Lei si scioglie come neve al sole, lo osserva, adora quella barba incolta, quell’odore bestiale. Per un attimo tenta di abbandonarsi e perdonare anche questi gesti di volgarità. Risponde al sorriso coprendo pudica le labbra con un fazzolettino, come una fanciulla dell’età vittoriana.

Intanto arrivano i pasti.

Milly prende la forchetta, vorrebbe condire l’insalata ma trova sconveniente l’idea di poter far cadere qualche goccia d’olio sulla tovaglia. Si sente in imbarazzo, e decide di mangiarla senza niente. Per Cesare invece il Medioevo sembra non essere mai passato, e totalmente disinteressato da coltello e forchetta, prende tutto con le mani e porta alla bocca ruvida e vorace. Addenta la carne come un maiale affamato da giorni, sputa i resti nel piatto, manda giù i bocconi col vino e alterna sproloqui a bocca aperta con rutti a tutto gas. Milly ha un senso di disgusto fortissimo. Lascia il piatto a metà, sta per accasciarsi sul tavolo… le viene quasi da vomitare.

“Che c’è stelli’? Nun magni’ già più?”

Si sente in imbarazzo. Per un attimo pensa di mollarlo e fuggire via. Pensa a come abbia fatto a tradire il suo Ernesto con un essere tanto sporco, sudicio, volgare. Si sente in colpa, si sente peccatrice, si sente perversa e masochista.

“Cesare sono indisposta. Potremmo andare a casa?”

Camilla Patrizia si alza dal tavolo nervosamente e prende il cappotto. Ma improvvisamente qualcuno si avvicina.

“Aooo ma questa è Milly Carlucci! Prendi la macchinetta!”

Milly diviene rossa come un peperone. Inizia a fuggire, l’uomo la insegue, tenta di scattare qualche foto, prove compromettenti di una serata di follia. Il mondo le gira intorno, sta per accasciarsi al suolo ma poi viene scaraventata a terra dall’urto e dalla forza di Cesare che la scansa. Colpisce con un pugno in faccia il paparazzo, e gli spacca la macchinetta con un calcio. Fuggono via come due amanti, come due ergastolani fuori dalla galera, come un’insolita Bonnie col suo Clyde.

Sono in macchina, nei pressi di Valle Giulia.

“Cesare questa storia deve finire qui… io sono una donna sposata e se qualcuno andasse a riferire ai giornali di stasera? No, noi non dobbiamo più vederci e ti pregherei...”

Cesare accosta, le mette una mano sulla bocca e inizia a baciarle il collo. Lei sente i brividi lungo la schiena e poggia delicatamente la testa sul finestrino. Ma Cesare le prende i capelli con rabbia e la gira a pancia in giù. Lei non replica, è totalmente priva di forze, priva di pudore, totalmente incapace di reagire. Lui si sputa violentemente sulla mano e prova a scoprire la sua porta segreta, quella chiusa a chiave da sempre, quella che nessuno ha mai violato. Lei si irrigidisce, prova ad urlare, tenta di sbarrare l’ultima frontiera di quest’amore perverso e folle. Ma poi cede, apre se stessa, offre il suo nascondiglio segreto al diavolo. Protetta tra le braccia di un uomo forte. Lady Godiva in un luogo da giovani e trasgressivi amanti. Pettirosso libero dalla gabbia che passa attraverso le nuvole per raggiungere il paradiso. Si addormenta improvvisamente come una bambina nella culla.


Improvvisamente si sente scossa, qualcuno la sta svegliando. E’ Cesare. Milly alza lo sguardo e si ritrova un faro puntato in un occhio. La polizia. Aprono gli sportelli dell’auto, fanno scendere l’uomo.
 
Si avvicinano a Milly.


“Signorina favorisca i documenti”

Nulla.

“Signorina? Favorisca i documenti?”

Silenzio.

“Signorina? Credo sia svenuta…” si domanda un poliziotto. L’altro le sente il polso. “Portiamola alla stazione di Polizia… vedrai che si riprenderà…”




permalink | inviato da serpenta il 25/9/2008 alle 23:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MILLY 4
post pubblicato in Serpenta Milly, il 16 settembre 2008



SESSANTACINQUESIMA PUNTATA - CARRAMBA CHE SORPRESA!

Il vento tiepido di settembre sfiora le guance di Milly mentre osserva la strada, dall’alto del secondo piano della sua casa nel quartiere Parioli. La via è già buia, qualche passante si affretta a rientrare per preparare la cena, una madre tiene per mano la sua bambina, mentre un elegante gatto rosso attraversa la strada. Un’immagine perfetta, quella che osserva Milly nervosa, affacciata al suo balcone, mentre pensa alla sua vita. Gabriella è scomparsa con Alan, di loro nessuna traccia. Sua sorella era troppo turbata, l’ha trattata male, è fuggita all’improvviso. Per un attimo vorrebbe scaricare la tensione con un urlo di dolore, ma poi ritorna nei suoi panni e sceglie una scappatoia più comune. Si avvicina al tavolo color ciliegio della sala, Alan ha lasciato un pacchetto di sigarette. Fa un passo in avanti, sfiora la carta con le dita, sta per prenderne una, ma poi legge che può causare il cancro. Resta turbata da questa minaccia e pensa a quanto la sua vita sia simile ad un pacchetto di sigarette: conosce perfettamente l’identità dei suoi valori morali, ma puntualmente li distrugge con i suoi comportamenti. Deve smettere di vedere Cesare. Lei non può trasgredire, la vita è fatta di regole e le regole vanno rispettate. 

Ma poi improvvisamente apre il pacchetto, prende la sigaretta, la porta velocemente alla bocca, trova un accendino, sta per accendere il fuoco. Nota il disegno maculato di questo arnese così pericoloso e appare nauseata dalla volgarità dell’effetto. Ma poi decide di compiere il passo, fumare la sua prima sigaretta. La prima sigaretta di tutta la sua vita. Anche da ragazza, quando le amiche ridevano nei bagni della scuola con il fumo negli occhi, lei era sempre in un angolo, fiera del suo rigore morale. Ma ora sente la nicotina tra le labbra, prova ad aspirare una boccata di fumo, l’odore della sigaretta che brucia le dà la nausea, getta la sigaretta a terra, inizia a tossire. Perde lentamente i sensi, vittima e colpevole di aver compiuto un gesto abominevole, come la peggiore delle prostitute.

Dieci minuti dopo. Suona il campanello.

Milly prende coscienza lentamente, ha ancora dei forti giramenti di testa. Si alza e si avvicina velocemente alla porta. Si ritrova faccia a faccia con sua sorella.

“Gabriella! Ma che fine avevi fatto?”

“Nessuna fine, avevo voglia di vederci chiaro.” Bisbiglia Gabri varcando la soglia della porta.

“Chiaro su cosa?”

“Su di noi, sul nostro passato, sul nostro futuro.”

“Passato, futuro… ma cosa dici? Alan dov’è?”

“Eccomi mamma!” urla Mr cappellino entrando in casa. Poi si volta verso la madre.

“Ho sempre sognato di farlo! Uuaaaaauuu oddioooo sono emozionato! Maaaaaa!”

“Alan ma come ti esprimi? Cosa è successo? Ti prego di non urlare questi suoni mi danno alla testa…”

“Mamma ora mi sento molto come Raffa. E questa è una vera Carrambata.”

“Alan che cosa stai…” risponde Milly, una donna che detesta la pericolosità delle sorprese.

“Mamma, ti ricordi quando eri bambina… vivevi in America. Tu conoscevi una madre che si chiamava Mary Rose, severa e arcigna. Ma in realtà non sapevi che la tua vera madre pensava tutti i giorni a te… oddio in realtà non proprio, forse pensava ad Hollywood… comunque…”

Milly si accascia sulla sedia, le tremano le gambe.

“Dopo 52 anni, direttamente da Los Angeles, la tua vera madre, E’ QUIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!”

“uuuuuuuuuuuuOOOOOOOhHHH! “Urla Mamie con un microabito da teenager e due cagnolini al seguito.

Milly fa un capitombolo a terra. Gabriella si accende una sigaretta, Alan inizia a ridere sguaiato.

“I didn’t know that you are my daughter… it’s wonderful!” urla la vecchia Barbie.

La showgirl è sotto shock. Sapeva che prima o poi sarebbe arrivata la resa dei conti, sapeva che prima o poi sarebbe comparsa nella sua vita, ma non avrebbe mai immaginato che sarebbe stato così presto. Si avvicina Gabriella.

“E tu mi hai fatto aspettare tutto questo tempo per dirmi che mia madre era una gran troia e non una borghese impomatata? Adoro questa vecchia bagascia!”

“Gabriella ma come ti esprimi… e lei signora Van Doren non dovrebbe essere qui, dopo quello che ha fatto alla mia famiglia, al mio matrimonio, lei…”

Ma mentre Milly tenta di allontanare il più possibile la demoniaca figura, Mamie si avvicina e la bacia, premendo gli enormi seni contro di lei. Sua figlia per tutta risposta resta rigida come un sasso, fredda, glaciale. L’odore nauseabondo della donna, la sua minigonna, questo aspetto da ventenne nel corpo di una signora di 76 anni… No, non può essere sua madre.

“Forget your past! Ora siamo madre e figlia! E nipotino stupendo!” sorride Mamie abbracciando il nipotino tanto caro.

Gli occhi di Camilla Patrizia incrociano i capelli sfibrati di questa vecchia che sembra aver fatto il patto col diavolo. Da rivale in amore a madre affettuosa. La volgarità di quei seni la disgusta, quelle ciglia così lunghe, quella dentiera lattea. Ora capisce il perché di sua sorella, il perché di suo figlio. E’ forse anche lei vittima dei geni di questa donna infima e dall’aspetto perverso? E’ forse a lei che deve la colpa del suo adulterio? Si guarda dentro, mentre la stanza è un girotondo di risate, mentre si beve birra e si canta La isla bonita. Mai la sua casa si era tinta di tanta vergogna, mai aveva visto decadere i costumi di casa Carlucci in modo così repentino, mai aveva provato tanta rabbia prima. Molla tutto e scappa. Sbatte la porta e corre giù per le scale. Ancora una volta via dai problemi, ancora una volta una fuga verso l’ignoto, ancora una volta il silenzio che viene prima di mille scomode parole. Passeggia tra le strade della Roma che incontra la notte. Prende il telefono dalla tasca, prova a cercare aiuto. Pensa ad un’unica persona che potrebbe aiutarla. La chiama. Invano.

“Risponde la segreteria telefonica di quella troia della Montemario. Se sei un bel cazzone lascia un messaggio e sarai richiamato. Se sei una finta ripulita evita di rompermi i coglioni…. BIIIIIP.”




permalink | inviato da serpenta il 16/9/2008 alle 22:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MILLY 4
post pubblicato in Serpenta Milly, il 3 settembre 2008


SESSANTAQUATTRESIMA PUNTATA - CERCASI MAMMA DISPERATAMENTE


Il
vento di settembre soffia leggero e accarezza la pelle di Milly sfiorando le sue gote rosee. La sua non è una pelle da abbronzatura estiva, ma è piuttosto il pallido riflesso del sole delle 18, quello che accarezza ma non invade, che sfuma le tonalità della pelle senza aggredirle. La casa dei Parioli è così bella, garbata, e il suo balcone si affaccia su un piccolo cortile, dove due bambini stanno giocando a nascondino. Vorrebbe sentirsi serena e felice... ma purtroppo le turbolenze in casa Carlucci sono sempre in agguato. Gabriella è seduta sul divano, è così da un mese ormai, in stato di perenne abbandono. Milly si avvicina porgendole un bicchiere di acqua tonica.

“Non voglio niente.”

“Ma Gabriella per quanto continuerai a rifiutare di mangiare e di bere? Devi reagire...”

“Non voglio nienteeeeeeeeeeeeee! Non voglio te! Non voglio vedere la tua faccia, questa casa, questa merda di posto, non posso più guardarmi allo specchio! Sono vecchia, sfatta, era la mia ultima possibilità! Capisci?”

“Ma... Gabriella...”

“Lo capisciiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii?”

Milly si siede con aria di rassegnazione, e per un attimo le torna in mente tutto lo sfacelo di questi ultimi giorni. C'è stato un terribile incidente, Priscilla è uscita fuori strada, ha distrutto la macchina. Accanto a lei c'era Gabriella. Entrambe illese, almeno apparentemente. Lo shock ha causato un aborto a Gabri, facendo cadere per sempre il suo sogno di diventare madre. Priscilla invece è di nuovo caduta nel tunnel della cocaina, deplorevole arma che la sta consumando piano piano e che ha causato l'incidente. Ora è in Germania, in un lussuoso centro di recupero, lontano da ogni maldicenza. Ma Gabri è qui, ed è terribilmente sola, inconsolabile, depressa.

“Sai Milly... in questi ultimi giorni ho riflettuto molto su di noi, su Mary Rose... ho pensato a mio figlio, quello che non è mai venuto al mondo... quello che non potrà mai conoscermi... e mi è venuto il desiderio di conoscere la nostra vera madre...”

Milly si sente poco bene, una vampata di calore improvviso la assale, sente l'avvicinarsi del collasso...

“Io sono sicura che tu conosca la sua vera identità. E sono certa che tu non voglia dirmelo per il tuo solito pudore... per il tuo maledetto perbenismo.”

“Ma Gabriella, calmati, posso assicurarti che non so proprio nulla... nostra madre è Mary Rose che ora purtroppo è in quella casa di cura...io non...”

“Ora basta con queste cazzo di bugie. Sappiamo benissimo che quella pazza non ci ha messo al mondo. Chi è nostra madre?”

Milly sente le gambe che le tremano. Prova ad alzarsi... ma poi cade inesorabilmente sul parquet appena lucidato, come una mela matura caduta dall'albero.


Tre ore dopo, Centro Clinico Psichiatrico - San Vittore.

Gabriella è in sala d'attesa, oggi non sono previste visite, ma in Italia con un piccolo regalo in denaro puoi comprare tutto, anche una visita apparentemente gratuita. E per l'occasione ha deciso di portare con sé l'unica persona fidata che conosce.

“Alan quanto ci mette quella vacca a tornare? Si starà ingozzando i miei soldi?”

“A' zi secondo me quella è na lellona! So sicuro che se starà a leccà qualche ciuffo in direzione...”

Gabriella è troppo depressa per ridere, ma per un attimo pensa a quanto suo nipote sia diverso da sua madre e quanto sia più simile a lei. Perché alle volte è tutto così strano, i nostri genitori ci guardano e non riconoscono in noi i loro gesti, le loro idee, le loro abitudini. Essere genitori è la cosa più strana del mondo, troppo complicata, perché generiamo delle piccole creature che a volte davvero non ci somigliano. Ed accettare questa diversità può divenire una grande frustrazione. Ma poi la mente di Gabri si stanca, odia i discorsi troppo impegnati. Viene improvvisamente distratta dal pacco enorme di una guardia.

“Ehi tu! Forse potresti essermi utile...”

Due minuti dopo sono dentro la cella di Mary Rose, perché in Italia dopo i soldi esiste una seconda merce di scambio, più piccante e forse più piacevole.

Una stanza bianca gommata fa da sfondo ad una vecchia donna trasandata e con i capelli bianchi scomposti. Lontana dalla gelida e severa madre che ha accompagnato la sua infanzia, diversa da quello che si può immaginare in un centro che dovrebbe "recuperare" qualcuno. Si muove a gesti strani, sembra quasi stia tentando di mettere in scena un balletto di danza classica. Alan e Gabriella restano immobili, stupefatti. Quello che vedono non è certo un progetto per recuperare una mente criminale, ma solamente un modo per oscurarla definitivamente.

“E voi chi siete? Chi è questa bella signora? E tu giovanotto, hai rubato i trucchi a questa donna? Ridaglieli, non dovresti conciarti in quel modo...” sussura la vecchia pettinandosi i capelli sfibrati.

“Mamma, è Alan, tuo nipote, non lo riconosci più?”

“Alan? Aaaaah sì, Alan, ora ricordo... ci siamo dati il primo bacio... in Minnesota.. ma sei giovane per avere 78 anni suonati... ti sei sposato?”

I due restano impietriti. Mary Rose è ufficialmente uscita fuori di cervello. Alan guarda sua zia furibondo: mai dare ad una frocia degli anni in più.

“Zi' forse sarebbe il caso di tornà a Roma... questa sta fori de cervello...”

Ma Gabri insiste.

“Mamma è tuo nipote! E io sono tua figlia, Gabriella! La tua preferita! Ricordi? Poi c'è Milly! C'è Anna!”

“Io non ho mai avuto figli, ho 18 anni! Sono troppo giovane per rimanere incinta... poi bisogna prima sposarsi! Non sarai mica un'adultera? Puttana! Esci subito di quiiiii! Guardiaaaaaaaaaaa!”

Gabriella resta di sasso mentre la guardia gira la chiave nella serratura, mentre questa vecchia pazza inizia a dare calci contro il muro e ad infilarsi le dita negli occhi, mentre cade l'unica speranza di conoscere la vera identità di sua madre.

“Mary Rose dimmi chi era mia madre! Dimmelo!!! Ti prego!”

“Sì, torna da lei!”

Per un attimo la guardia si ferma, Alan resta immobile, Gabriella si avvicina come un orso ad un passo dal miele.

"Tua madreeeee? Ahahahah ahahahaha" inzia a ridere la donna girando su se stessa.
“Tua madre è Marylin Monroe!”

Illusione svanita. I due escono tristemente dalla cella, Mary Rose è ormai completamente pazza e di nessun aiuto.

Un'ora dopo.

La porsche sta sfrecciando sulla via del ritorno in perenne corsia di sorpasso. Gabriella preme sul pedale per sfogare tutta la sua rabbia. Alan sta ripassando le canzoni di Madonna in attesa del concerto. Squilla il suo cellulare rosa.

“A ma' che voi!?”

“Alan, sei pregato di non rispondermi più in questo modo. Sto preparando una torta di mele, volevo sapere per che ora preparare la cena e soprattutto sapere che fine avete fatto tu e tua zia...”

“Sì sergente! Tra mezz'ora stamo a casa. Ciao mà.” Clic.

Gabriella non si scompone. Alan sta per rimettersi le cuffie dell'Ipod quando ripensa ad un dettaglio. La torta di mele... Sua madre che la prepara con cura, attendendo suo padre. Una donna fra loro. Un tradimento... Marylin Monroe. Ora è tutto chiaro, Mary Rose ha detto una cosa forse davvero reale.

“Zia?”

“Sì?”

“Marylin Monroe ha avuto diverse sosia durante la sua carriera, lo sai?”

“E questo cosa c'entra?”

“Io sono gay e questa per me è la bibbia. Quante sosia conosci personalmente? Quali sosia potrebbero urtare la sensibilità di mamma?”

“Certo non sarà  Jayne Mansfield.... e non sarà di sicuro Justine Mattera... ma vorresti dire che... Mamie...?”

(continua...)




permalink | inviato da serpenta il 3/9/2008 alle 23:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MILLY 4 - SIETE PRONTI PER IL FINALE DI STAGIONE?
post pubblicato in Serpenta Milly, il 19 agosto 2008


** IL BRANO CHE SENTITE IN SOTTOFONDO E' REALMENTE CANTATO DA MILLY**



permalink | inviato da serpenta il 19/8/2008 alle 12:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
MILLY VA IN VACANZA... A PORTO FINO!
post pubblicato in Serpenta Milly, il 4 agosto 2008



E' una splendida giornata d'agosto e Portofino è più bella che mai. Milly sta sorseggiando una cedrata sulla terrazza del lussuoso Hotel che le ha riservato la Rai. E' sola, Alan è a Mykonos, Priscilla a Porto Cervo, Ernesto fuori per lavoro. E lei è qui, in questa splendida oasi di piacere a leggere un delizioso romanzo di Rosamunde Plicher con un grazioso cappellino di paglia...
Improvvisamente si sente un frastuono. Milly si volta turbata...
"Finta ripulita hai finito di leggere quella merda?"
"Contessa...? La pregheri di non usare questo linguaggio..."
"Potresti leggere un bel giornaletto porno! Ci sono grossi uccelli duri, lo sai?"

Milly è paonazza. Le borghesi intorno mormorano. Le sue gote divengono viola.
"Ora la prego di lasciarmi in pace, mi sta mettendo in imbarazzo... e scusate tutte per lo spettacolo indecoroso..."
La contessa si volta con un grosso vibratore verso il pubblico casuale e perplesso.
"Merce per finte ripulite come voi! Dovrebbero servirlo al posto del caffè e latte. Buone vacanze fintissime! E tu giovanotto... versa un po' di gin dentro questa caraffa... e mi raccomando, il limone puoi anche tenertelo..."
 




permalink | inviato da serpenta il 4/8/2008 alle 21:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MILLY 4
post pubblicato in Serpenta Milly, il 24 luglio 2008




SESSANTAQUATTRESIMA PUNTATA - IL SEGRETO DI GABRIELLA

Una madre non dovrebbe mai sotterrare la propria figlia. O almeno, questo è quello che la gente comune spera. Ma si sa, la contessa Piera di Montemario non è mai stata una donna come tutte le altre. Nel bene e nel male. Così ha deciso di prendere un volo che la porterà lontano, dove non dovrà pensare a tutti i guai fisici per fortuna passati, né al sacrificio di sua figlia per salvarle la vita. Clotilde lo faceva per denaro, ma il denaro facilmente si macchia di sangue. Così è morta, freddata da un sicario, perché essere a capo di una fazione camorrista non è mai un gioco. E Piera, che non l'ha mai amata in vita, ha deciso di rispettare la sua morte restando in silenzio. E per il suo viaggio a Cuba ha scelto due compagni inseparabili: una bottiglia di whisky e una marchetta superdotata.


A Porto Cervo oggi è una giornata particolare. L'estate sta entrando nel vivo e le spiagge iniziano già ad essere affollatissime. Veline spregiudicate lasciano che i loro floridi seni vengano palpeggiati da aitanti e ricchi calciatori; vecchie ciabatte dalla pelle bruciata sorseggiano avidamente champagne pregiato sdraiate sullo yacht del marito; prostitute d'alto borgo infilano slip targati Chanel e salgono su appetitose spider guidate da vecchi balordi. Questa è Porto Cervo, questa è Gabriella. Ha deciso di affittare un lussuosa villa in riva al mare, a pochi kilometri dal centro e di dare una festa. Sente che qualcosa sta cambiando, sa di avere un segreto da rivelare, ed ha deciso di farlo alla sua maniera, contornata da caviale e mondanità. Un guardiano alto e muscoloso è all'entrata del cancello, controlla gli inviti, osserva gli invitati e li lascia entrare in questo moderno girone dell'inferno. Milly sarebbe rimasta volentieri a Roma, che ormai inizia a svuotarsi e a divenire un luogo mite dove trascorrere le vacanze estive in silenzio. Lei, che non ama la confusione dei villaggi turistici né qualunque tipo di luogo chiassoso e affollato, avrebbe volentieri passato questa serata in terrazza, con un buon libro in mano e un bicchiere d'acqua minerale fresca. Invece è qui, in questo antro di perdizione, pronta ad ascoltare le confessioni di una sorella che ha la capacità di stupire in ogni occasione. E intanto una sequela di star della televisione cavalcano il tappeto rosso che conduce all'entrata. Ci sono davvero tutti. Da Cristina Parodi in rosso chic a Patrizia Pellegrino in un abito zuccheroso che ricorda la Doroty del mago di Oz per finire a Rita Dalla Chiesa in un abito minimal chic che lascia intravedere una pelle totalmente incartapecorita.


Poi sfilano la Carfagna, la Gardini, la Mussolini. Ci sono veline, starlette di bassa lega, c'è persino spazio per Loredana Lecciso ripescata da chissà quale campo agricolo. Non c'è Lorena Bianchetti, ancora impegnata a fare la baciapile del Papa a Sidney.


Gabriella accoglie gli ospiti con una straordinaria eleganza, ha un aspetto sobrio, un viso luminoso, uno stile impeccabile. A tratti sembra davvero la sorella di Milly. Priscilla si avvicina al tavolo e prende un pezzo di torta al limone, sta per addentarla, ma decide di cambiare idea quando Guendalina le dice che è stata preparata dalla Ruta, sua madre. Poi le due si allontanano per scambiarsi confidenze. Milly le osserva da lontano, sorride, pensa a quanto sia bella sua figlia. Ora che è uscita dalla clinica di riabilitazione il demone della droga è davvero scomparso, e la piccola ragazza romana potrà tornare a coltivare il sogno di diventare una donna per bene. Poi osserva Alan: sempre eccessivo e dai toni troppo coloriti. Ma in fondo, Milly sa che il cuore di una madre è talmente grande da poter ospitare qualunque eccesso. Ernesto non c'è, nuovamente impegnato per un affare in India. Ma poco importa, ora è meglio avvicinarsi a Gabriella, sta per annunciare il suo segreto.

“Ciao a tutti e grazie per essere venuti! Che dire... sono molto emozionata...”

“Non vorrai dirci che ti sposi...” risponde la maligna Carfagna.

“Tenere un uomo per tutta la vita sarebbe come mangiare la stessa merdosa minestra tutti i giorni!”

Sorrisi. La Carfagna fa uno strano ghigno. Rita Dalla Chiesa fa di no con la testa quasi calva.

“Piuttosto, mi vedete diversa?”

“Beh sì, sei sola... senza uno straccio di uomo...” risponde la Gardini.

“Ma io non ne ho bisogno, non più.”

Shock totale. Milly non crede di aver mai sentito dire alla sorella una simile bestemmia. Sente di essere orgogliosa, sua sorella sta annunciando a tutti che è matura, che è cambiata, che si è trasformata finalmente in una garbata donna di 49 anni. Sì, ora può davvero essere felice, ora che la sua famiglia le sta dando una speranza di normalità. Poi Gabriella torna a parlare.

“Volevo dirvi che aspetto un bambino. Io! Ma ci pensate? Sono incinta!”

Shock totale. Milly vede le lucciole intorno ai suoi occhi, le pupille si incrociano in una terribile danza del disgusto. Poi Gabriella sferra il colpo del ko.

“Ma non chiedetemi chi è il padre: non posso certo fare un censimento nazionale!”

E' davvero troppo. Si sentono i mormorii della gente. Milly è stralunata. Come può una donna di mezza età ostentare una gravidanza nata da un disgustoso adulterio? Sta per avere un mancamento. La folla si disperde, Patrizia Pellegrino abbraccia Gabri. Ora la vita sarà qualcosa di diverso, ci sarà una nascita. Tutti si congratulano con lei. Ma non Milly, per ora non ce la fa. Si dirige a stento verso il bagno. Improvvisamente le squilla il telefono.

“Pronto?”

“Ma che voce da porca che c'hai...”

“C-c... Cesare?”

“Embè, so io. M'hai lasciato tutto solo ne a' capitale a famme e' seghe...”

Milly resta di sasso. Si guarda intorno, non c'è nessuno. Si avvicina alla toilette, si chiude a chiave dentro. Poi riprende in mano la cornetta.

“Ti pregherei di non usare questo linguaggio così deplorevole in mia presenza... sono ad una festa importante... non posso certo...”

“Ce l'ho duro. In mano. Che dovemo fa'?”

Milly arrossisce come una quindicenne. Non sa che fare. No, lei non può certo essere fautrice di un disgustoso sesso telefonico. Si irrigidisce.

“Cesare se speri che io dia del...piacere telefonico al tuo... disgustoso pene non...”

“Già fatto. M'eccita solo a' voce.”

Milly riattacca il telefono. Si sente disgustata, umiliata, usata. Mai un uomo aveva osato tanto. Mai il suo Ernesto si era permesso di chiederle simili atti da prostituta di bassa lega. Apre la porta del bagno ma all'improvviso sente un terribile peto. Resta immobile. Poi di nuovo un peto dall'odore nauseabondo e dal rumore assordante. E ancora uno, due, tre, talmente forti che quasi fanno tremare le pareti. Si sente svenire, si sente nauseata. Lei, che ha sempre vietato i peti in pubblico, perché violano la sfera del privato. E' un gesto concesso solo se silenzioso e consumato tra le mura di un bagno domestico. Ma non qui, non in un bagno pubblico. E soprattutto chi sarà? Avrà sentito la sua telefonata?

“C'è qualcuno?”

Esce dall'altro bagno una Rita Dalla Chiesa distrutta.

“Scusa Milly... ma non ho potuto fare a meno di sentire quella telefonata intrisa di depravazione...”

“Beh neanche io avrei voluto sentire quei rumori molesti...”

“Lo so, questo è il mio segreto. Sono una grandissima scorreggiona...”

Milly resta di sasso. Poi aggiunge con un pizzico di malizia.

“Non ti preoccupare Rita, siamo amiche. Sarà il nostro piccolo segreto”.

Ma improvvisamente bussano alla porta principale. Sempre più insistentemente. Milly apre la porta.

E' Patrizia Pellegrino.

“Patrizia cara? Sei agitata? Che succede?”

“La tua Classe A Milly...”

“Mi fai preoccupare.... cosa c'è? Parla!”

“E' stata completamente distrutta... Guidava Priscilla... sono uscite fuori strada... ecco... poco fa...”

“Ma chi? Ora come sta? Era sola?”

“No Milly... sono in ospedale... non so altro... erano uscite a fare un giro... con lei c'era Gabriella...”

(CONTINUA...)




permalink | inviato da serpenta il 24/7/2008 alle 19:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MILLY 4
post pubblicato in Serpenta Milly, il 14 luglio 2008


 
          SESSANTATREESIMA PUNTATA -  CORRIDOI DI MORTE

Corridoi. Gli ospedali sono pieni di corridoi. Passaggi. Perché in fondo un corridoio non è altro che un passaggio, una congiunzione tra una stanza ed un'altra. Alle volte è più semplicemente un universo dalle geometrie rigide intervallato da una miriade di porte. Ogni porta svela una stanza diversa , una vita diversa, una scelta diversa,. E’ cos’è la vita se non un lunghissimo corridoio pieno di porte? Ed il male di vivere è essenzialmente questo: l’aver scelto la stanza sbagliata, dalla quale, alle volte, è difficile uscire.

Oggi Piera giace nella stanza 39 del corridoio C. In attesa, incosciente, silenziosa. Non può fare altro che attendere che qualcuno entri nella sua stanza e non si penta di averlo fatto. Il suo aspetto è malandato, la sua testa calva e rugosa, le mani rigide e giallastre. La morte la sta aspettando lungo il corridoio come una signora vestita di nero e avida del suo sangue. Vestita a festa, truccata dalla cattiveria di anni di menefreghismo e di vita dissoluta, fiera di poter punire un’indomita peccatrice con la pena capitale.

“Ma como? Porca Misseria, que ahora c’è?”

“Sono le 16.25 Ermelinda. Vedrà, in nome del buon Dio Clotilde verrà…”

“Milly amore, perché non torni a casa a riposare? Anche tu, mamma. Siete stanche. Avete fatto tutto il possibile per Piera, ora dobbiamo solo attendere che Clotilde arrivi, che lasci aperto quel barlume di speranza, che torni sui propri passi.”

Ermelinda, forse Ernesto ha ragione. Ho una terribile emicrania. Avremmo bisogno di un po’ di riposo…”

“Io resto aquì, no voglio lasciar sola Piera. Ernesto starà aquì conmingo. Tu vas a casa.”

E così Milly chiama un taxi e lascia che l’auto gialla la conduca di nuovo nel suo piccolo mondo. La sua splendida casa del quartiere Parioli, calda e accogliente, piena di ricordi, di sensazioni, e da sempre, il rifugio da ogni situazione difficile. Ha sempre odiato la volgarità di Piera, la sua esuberanza, la sua vita viziosa, la sua sfacciataggine. Ma in fondo l’ha sempre ritenuta una donna dal forte temperamento, protettiva, rassicurante. Una donna piena di una saggezza sfacciata e di una grande determinazione. Col tempo ha imparato a volerle bene, e proprio ora che è sempre più lacerata dai dubbi sulla sua esistenza, non può permettere che se ne vada per sempre. Il pensiero della morte di Piera la turba, mentre dal finestrino scorge le strade di una Roma soleggiata e all’apparenza allegra. Una lacrima bagna con garbo le sue gote. Prende una salviettina profumata di lavanda, lontana dagli strazianti profumi da prostituta, e tampona con grazia le palpebre arrossate. Poi squilla il telefono. Numero anonimo.

“Pronto?”

“Ao, aaaa bbona!”

“Con chi parlo scusi? Chi è lei?”

“Anvedi. Mo nun me riconosci più?”

Milly ha un brivido lungo la schiena, è quasi arrivata a casa. Si rivolge all’autista coprendo garbatamente l’elegante cellulare specchiato Lg.

“Mi scusi, può farmi scendere qui per cortesia, farò due passi a piedi. Tenga il resto.”

Scende velocemente dal taxi., poi riprende il telefono tra le mani.

“C-cesare? Ancora lei? La prego di non importunarmi più…”

“Aaaazzoooo mo damme der voi e facemo prima! T’è mancata sta mazza?”

Milly resta rigida e paonazza di fronte ad una simile sfrontatezza. Le tornano in mente gli atti peccaminosi commessi, la lussuria, la perversione. Un nauseante senso di vergogna le invade il cuore.

“Tra noi è tutto finito, e quello che c’è stato lo consideri un terribile sbaglio. Ora se non le dispiace dovrei…”

Non finisce neanche di parlare che Cesare le tappa la bocca da dietro. E’ alle sue spalle, le accarezza i capelli. I seni di Milly si irrigidiscono, i capezzoli divengono marmo. Il candore scende fino alle caviglie e scompare nel morboso pensiero di affondare nuovamente tra le vigorose braccia di quest’uomo rude.

Nel frattempo.

“E lassateme passà! Addu sta chella strunza?”

“Signora Clotil… volevo dire Pupella… Ma allora ha deciso di salvare la vita a sua…”

“No, tu non devi dicere accussì, sinno te scanno. Famme firmà tutto, a voje mette in mutanne sta fetusa.”

Ernesto fa segno alla donna di abbassare la voce. A ‘cuntessa risponde per le rime.

“Accà se ce sta cachedune ca se deve abbassà si tu e sta vecchia puttana. Io so na signora. “

E così Clotilde firma carte di ogni tipo. L’autorizzazione al trapianto, la donazione totale dei beni di Piera nelle sue mani. Ricca, ricchissima. Ma arrabbiata col mondo intero.

E mentre le lancette segnano le 21.30, Ernesto attende fuori dalla porta un segno di grazia. Spera che l’operazione riesca. Spera che possa tornare un briciolo di serenità. Ermelinda si è addormentata. Prova a mettersi nuovamente in contatto con Milly.

“Pronto?”

“Milly, finalmente. MA che fine avevi fatto? Il telefono era sempre non raggiungibile…”

Milly sente un brivido correrle lungo la schiena. Come può aver pugnalato suo marito alle spalle? Come può aver raso al suolo il suo campo di fiori profumato con una valanga di peccato? Risponde con garbo.

“Perdonami Ernesto, stavo dormendo… avevo una terribile emicrania.”

“Ti capisco amore…. Volevo solo dirti che Clotilde è qui, che l’operazione è ancora in corso… siamo tutti nella speranza che…”

Arriva di corsa Ermelinda.

“Ernesto l’operazione è riuscita… stanno portando Clotilde nella sua stanza!”

“BOOOM!” improvvisamente si sente un colpo violentissimo.

“Ernesto? Cosa è successo? Che cos’è questo rumore?”

Uno sparo dicono. Il corridoio si riempie di persone. Ernesto chiude la comunicazione bruscamente. Una porta si è aperta, un’altra si è chiusa. Qualcosa è successo, qualcuno ha sparato. Una vita se ne è andata, un’altra forse è ancora qui. Il corridoio si è svuotato, la vita va avanti. Ma nessuno sa se ci sarà una via d’uscita o più semplicemente un’uscita di emergenza, per inseguire quella luce che ora renderebbe la paura di questo corridoio meno soffocante.


(CONTINUA...)




permalink | inviato da serpenta il 14/7/2008 alle 22:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MILLY 4
post pubblicato in Serpenta Milly, il 4 luglio 2008




               SESSANTADUESIMA PUNTATA - PUPELLA A' CUNTESSA


Napoli, città dai mille contrasti. E’ il luogo che non conosce pace e che fa della sua brillante pazzia uno stile di vita. Un luogo pieno di colori, di odori, di profumi. Ma è un luogo pieno di contraddizioni, di problemi insormontabili, di crisi nere. Napoli è la terra di tutti e alle volte la terra di nessuno. E’ un fiore profumato mai colto eppure alle volte appassito. Napule è chiss e tant’atre.

Milly ed Ermelinda camminano svelte tra i binari della stazione centrale. La prima nascosta da vistosi occhiali da sole, attenta ad ogni angolo, timorosa di ogni passo. L’altra felice di ritrovare tra i colori di questa città le vecchie radice madrilene.


Oggi suocera e nuora sono venute in questa splendida città per rincorrere una speranza: salvare la vita alla contessa Piera di Montemario.

Correva l’anno 1970, Piera aveva appena dato alla luce una splendida bambina. Non era nei suoi piani, non era nei sogni di una donna egocentrica e piena di egoismo. Era rimasta incinta in una delle sue notti di libidine. Aveva deciso di tenere il bambino perché in fondo non riteneva giusto ucciderlo. Ma appena la bambina era nata aveva capito che il ruolo di madre non faceva per lei. Non era una donna fatta per i pannolini e le poppate, non era certo nata per accudire qualcuno. E non poteva certo far combaciare i suoi uomini e le sue bottiglie d’alcol con una neonata chiassosa ed esigente. Era molto più facile disfarsi del pacco indesiderato e rispedirlo ad un mittente più felice e consapevole. Così Piera contattò una coppia di ricchi napoletani senza figli e decise di regalargli questa bambina. Si assicurò di mantenerle uno stile di vita agiato con un cospicuo vitalizio e nulla più. Non ebbe più rimpianti, ripensamenti, non ebbe vergogna dei giudizi della gente. Piera non aveva nulla da dare, perché in fondo un genitore può avere anche la terribile colpa di non riuscire ad amare il proprio figlio. Così la piccola Clotilde crebbe in una deliziosa casetta del Vomero, ma con altri genitori.

“Ermelinda, questa città mi spaventa… per prendere un taxi ci hanno praticamente quasi travolto… ma lei è davvero sicura dell’esistenza di questa figlia? Non sappiamo neanche dove viva ora…”

“Eres tu tropo fifona. Piera mi confessò durante una sbronza di avere questa figlia. Da anni purtroppo non ha avuto più notizie…”

“E come spera di trovarla in una città così affollata?”

“Ho scoperto dove vive la sua madre adottiva. Mi ha detto che è fuggita con camorrista qualche anno fa e che vive nei quartieri bassi…L’ho anche llamata ma non me ha voluto escuchar…”

“Beh buon sangue non mente…”

Interrompe il tassista.

“Signo’ simma arrivate a Scampìa.”

“Scampìa? Ermelinda ma lei è impazzita… io non …”

“Tu non tieni ippalle signò pe scenne in miezz a sti fetusi?”

“La pregherei di non essere così volgare… io non volevo… quanto le dobbiamo?”

“Facimm carant’euri.”

“Ma non ha un tassametro?”

“A signo’ ma ca te si miss n’capa? Accà stamm a Napule.”

Milly scende con disgusto dal taxi. Da sempre Napoli rappresenta l’antitesi ai suoi salotti borghesi, il luogo dove la volgarità non conosce limiti. Ha sempre apprezzato i monumenti, il teatro San Carlo, una passeggiata nel centro storico. Ma non si è mai trovata di fronte ad un simile mondezzaio.


“Ermelinda… quest’odore di rifiuti è nauseabondo… potrei aspettarla qui…”

“O tu eres loca! Te vuoi fare ammazzare? Andale!”

“Ok… la seguo…” risponde Milly con tono impaurito.

Ermelinda cammina allegra salutando le popolane di turno, mentre Milly cerca di camuffarsi in tutti i modi, facendo lo slalom tra le bucce di banana e le casse di pannolini usati sfatti ai suoi piedi.

Ermelinda, più agguerrita che mai, si avvicina ad una donna baffuta, che sta poggiando una bagnarola piena di panni a terra. Ha degli enormi seni da mammana napoletana e un collo con due barbe di grasso. Osserva le “straniere” con aria sospetta.

“Escuchame, donde esta una certa Clotilde?”

“A signo’ cercate guai? Accà nun ci sta nisciuna Clotilde.”

Interviene Milly, che nonostante parli perfettamente quattro lingue, non riesce a comprendere mezza parola di napoletano.

“Mi scusi può ripetere per favore? Cerchiamo Clotilde…”

“AEEEE MA CA TE CREDI CA SIMMO TUTTI MIERD?SIGNORINA’ ACCA NUN CE STA L’AMMERICA!” urla la donna sbattendo maldestramente gli enormi seni.

Milly a metà tra il disgusto e la paura più nera abbandona la donna con un sorriso di circostanza e continua a camminare.

“Tu no eres capace de comunicar co esta gente. Ce penso io. Aspettame aquì.”

Milly resta impietrita in un angolo. Una schiera di bambini si rincorrono con delle pistole ad acqua ed urlano in una lingua incomprensibile. La showgirl stringe la borsetta a sé. Poi sente una mano accarezzarle la natica sinistra con brutalità.

“Ma come si permette!”

“Ehi bambolina… accà gli ordini li do io. Ci siamo capiti?”

Milly resta di sasso, rigida come una lastra di marmo. Lei, abituata da sempre a luoghi per bene e carichi di quella patina di garbo contaminato da snobbismo, ora si ritrova in una savana piena di bestie feroci. Si avvicinano altri due uomini. Milly indietreggia. Vorrebbe piangere, vorrebbe urlare, vorrebbe dimenarsi e cercare di fuggire al primo taxi. Poi un uomo inizia a toccarsi il pene gonfio che spunta dai jeans scoloriti. La showgirl si copre gli occhi, ma da dietro qualcuno le ferma le mani. Il tizio si è tirato fuori un pene grosso e scuro, che a tratti emana un disgustoso odore di urina.

“Sucame o’cazzo biondina!” urla l’uomo contro una donna timida e indifesa, il cui corpo molle crolla inesorabilmente a terra privo di sensi.

Dieci minuti dopo.

“Sveglia! Milly, mi senti?”

“Ermelinda? Dove mi trovo, mi aiuti la prego… loro sono qui… vogliono abusare di me…”

“Ma tu eres tonta. Te hanno rubato tutto lo que tienes. Te avevo detto di stare attenta! Ma ora no abbiamo tempo. Seguime. Una donna ci sta aspettando.”


Le due donne passano furtivamente tra i panni stesi, per approdare ad un piccolo seminterrato diroccato.

“Buenos dias me hano detto che aqui esta una certa Clotilde?!”

“Ma chi? A’cuntessa? Seguiteme’ a me ma nun fate dumanne.”

Ermelinda segue silenziosamente la donna tozza e dai capelli unti di tintaccia bionda casalinga. Milly arranca singhiozzando e pensando alla brutalità degli uomini che l’hanno derubata. La caricatura umana si ferma d’improvviso davanti una porta rossastra. Poggia le mani sui fianchi e grida con tutta la voce che ha in corpo:

“PUPEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE’! TENIMM ’VISITE DA U MUNN PE BENE! LE FACIMM’ENTRA’?”

“ASSUNTI’ C’AGG TANTE CHELLE ‘ICCOSE A FA! CHI MA TIEN’I SCASSA’ IPPALL?’”

Milly osserva scioccata la conversazione tra le due donne come fosse ad un convegno in cinese. Ermelinda interviene caparbiamente:

“ESCUCHAME! NOI TENEMO DE HABLAR CONTIGO DE PIERA. TU MADRE STA MURIENDO… RECUERDE LA TELEFONATA?”

“ASSUNTI’ LASSA PASSA’ STE STRUNZE.”

Una porta graffiata e cigolante apre la visione di un piccolo salotto da ricchi. Tutto è in ordine, tutto è alla vista costoso, anche se terribilmente eccessivo. Milly non ha mai amato l’arredamento eccentrico, ma questa volta sente di aver ritrovato una leggera parvenza di benessere. Purtroppo, si tratta di un benessere molto breve.

Una donna dall’aspetto volgare e maligno le attende in cucina. Ermelinda si fa strada con coraggio, Milly è alle sue spalle.

“E lei la signora Clotilde?”

“Clotilde è morta ammazzata assieme a mi marito. Acca nun ce sta chiu’ nisciuna Clotilde. Io me chiamo Pupella A’ Cuntessa.”

“Beh signora le faccio i miei complimenti per la casa, è arredata con gusto.” Interviene Milly con la tipica frase per bene che stona terribilmente al cospetto di questa arcigna donna.

“E che ve devo di’? Ve devo uffrì nu cafè? O ve devo parlà de chella c’a ma rovinato la vita?”

“Signora Pupella, sua madre sta molto male… capisco il suo rammarico…”

“Ma quale rammarico? Io spero c’a muoia accisa u primm possibile. Cum’hanno fatto fori l’ammore da’ vita mia.”

“Sono mortificata per la morte di suo marito…”

Ermelinda resta in silenzio. La donna si avvicina a Milly stringendo il matterello con rabbia.

“Ma che cazzo ne sai tu d’a vita mia? De quanta gente more ca’ fori ogni juorn! Che ne sai?”

Milly ha un brivido lungo la schiena. La donna posa il matterello a terra. Interviene Ermelinda.

“TU hai ragione ma pensa che donando un po’ de tu fegato a Piera tu puede salvar la vida!”

“E io c’a ce guadagn n’cambio? Na madre sciagurata, c’a m’abbandunate! Io non la voglio aiutare quella maledetta. Io ora sono rispettata da tutti, tengo u comande della zona. Non ho bisogno né di lei né de vuje.”

“Le daremo tanti soldi. Tutti i beni di sua madre, abemos una lettera firmata con la donazione. E si tratta di diversi quattrini…”

“Io i soldi li tengo, non ho bisogno della vostra elemosina.”

“Si ma potrebbe salvar la vida a todo lo que vives aquì.”

“Jatevenne.”

“Come signora?”

“JATEVENNEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!” urla la donna cacciando a calci Milly ed Ermelinda.

Fuori da Scampia, fuori da questo mondo complesso e difficile.Fuori dalla vita di una donna dal cuore spezzato. Fuori dalla volgarità di un mondo lontano dai tè della domenica pomeriggio. Fuori dagli occhi di una donna che ha il diritto di ricambiare il menefreghismo di una madre altamente egoista con un abisso di odio.

(continua...)




permalink | inviato da serpenta il 4/7/2008 alle 22:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MILLY 4
post pubblicato in Serpenta Milly, il 25 giugno 2008


 
 SESSANTUNESIMA PUNTATA - LA CONTESSA PIERA DI MONTEMARIO

Il vizio è la cattiva abitudine che porta l'uomo a desiderare ardentemente ciò che è più o meno nocivo. In altre parole ciò che ha la capacità di farci stare bene almeno per un attimo. Ma con conseguenze spesso disastrose. E sebbene la morale pubblica e cattolica continui a condannare il concetto di vizio, siamo costretti ad ammettere che ognuno di noi ne possiede almeno uno. Il vizio del fumo, dell’alcol, della droga, del reality show, del cibo spazzatura, dello shopping compulsivo, del sesso occasionale. E nonostante questa forma di dipendenza possa alle volte minare pesantemente il nostro benessere, c’è chi del vizio ne ha fatto uno stile di vita, come la contessa Piera di Montemario.

Roma, 1973. Nella depressione di una Roma grigia e decadente una donna sta passeggiando furibonda. Ha 38 anni, un matrimonio fallito alle spalle e una grande passione per gli uomini. Ma non è la presenza di un uomo a mancarle in questo momento bensì quella di un taxi. Il ticchettìo delle sue scarpette rosse rintocca sulla via dei fori imperiali, mentre tenta di raggiungere un bar. Il termometro segna 33 gradi.
E’ domenica, ma non una domenica qualunque. Anche se l’ennesima domenica a piedi sembrerebbe dire il contrario. Eppure questa domenica non finirà con il solito wiskhy invecchiato e una sigaretta scaccia nervi.
Piera osserva una miriade di passanti, alcuni di loro felici di essere a piedi contro la crisi petrolifera che incombe. Ma Piera, che non ha mai fatto più di cento metri a piedi in tutta la sua vita, si ritrova costretta a sgobbare come una salutista qualunque in una Roma arroventata. Passa una bicicletta.
“Ehi figlio di puttana, che ne diresti di darmi un passaggio?” urla la donna.
“Puoi scordartelo borghese babbiona! Peace and Love!” risponde il ragazzo dai capelli lunghi.
"
Dannato hippy…”
Passa una ragazzina dai capelli biondi e una maglietta frou frou.
“Ehi figlia dei fiori quanto vuoi per questa bicicletta?”
“Non mi lascio pagare sorella. Voglio un mondo libero dal denaro!”
“Si appunto, inizia a liberare la bicicletta allora e comprati un po’ di erba con questa duecento lire!”
“Ehi ehi, sei americana per caso? Hai letto questo? E’ il manifesto giornale contro l’uso del petrolio…”
“Ah se avessi un po’ di petrolio ora non starei a cuocermi la patacca a 40 gradi all’ombra. Fottiti tu e il tuo giornale”.
E continua ad imprecare mentre varca finalmente la soglia del bar.
“Brutta giornata è?” sorride un uomo in giacca e cravatta.
“Pessima. Piuttosto, hai un taxi da prestarmi?”
“Ahaha no… direi di no… Posso offrirle un caffè però…”
“Cos’è, mi stai prendendo per i fondelli?"
“Le ho soltanto offerto un caffè… non volevo importunarla… anche io aspetto che ripartano i taxi…”
“ Mi riferivo al caffè. Se vuoi offrirmi qualcosa butta del wiskhy in un bicchiere!”
“Ah.. ma certo.”

Un incontro durato dodici anni. Gli anni di matrimonio tra Piera ed Ernesto. Gli anni più felici della sua vita. Prima che arrivasse Milly. Prima che Piera trasformasse il suo vizio per l’alcol in una dipendenza senza fine. Anno dopo anno, eccesso dopo eccesso. E un corpo martoriato da una mente disumana.
Oggi Piera è qui, distesa nel suo letto, in fin di vita. Attorniata da persone che temono per la sua vita. Le amiche di sempre, le rivali di sempre, i suoi amici, il suo ex marito. Ma la sua vita è appesa ad un filo.
“Contessa, posso prenderle un bicchiere d’acqua?”
“Finta ripulita prendi la boccetta di wiskhy nella mia borsa e versamela qui… L’infermiera è appena andata via…”
“MA CONTESSA! LEI STA MALISSIMO, SE NE RENDE CONTO?”
“Aaaahh fottiti! Che io possa morire con qualcosa di buono in bocca… e non posso certo riferirmi ad un grosso uccello date le mie condizioni…” urla Piera suscitando il riso di una badante rumena presente in stanza e di una vecchietta che le siede accanto. Le religiose volontarie dell’ospedale si fanno il segno della croce. Milly si accascia sul letto imbarazzata.

“Ernesto, prendi un succo di frutta alla contessa. Sperando che la smetta di metterci tutti in imbarazzo. Quanto a lei, non morirà. Piuttosto, segua le cure del medico e speriamo arrivi al più presto un donatore.”
“Chi vuoi che doni un pezzo di fegato a questa vecchia puttana? Ermelinda, manda via questi manichini da quattro soldi. Sono stanca. Resta solo tu con me.”

“Ok,andaleee andale andate via tutti por favor!La contessa vuole rimanere sola.”

“Come vuole contessa, ma si riguardi. Ermelinda, io ed Ernesto torniamo a casa con Priscilla. Accompagneremo Patrizia che ci sta aspettando fuori.”

“Ermelinda… vieni qui…”
“Dimme Piera. Ma no te afadigar tropo.”
“Smettila di parlarmi come una moribonda cristo! Piuttosto, facciamoci un goccio insieme, ricordando i vecchi tempi…”
“Ma io no puedo…”

Piera prende il bastone ai lati del letto e picchia in testa la parrucca rosa della spagnola. Un tempo sua suocera, ora cara amica.

“Ok, ma metti solo le labras…”

E così Piera assapora per un attimo il ricordo di un sorso di alcol. E con lui riaffiorano gli altri ricordi. Quelli di una vita passata a feste, giocate a carte, manifestazioni di beneficenza. Eventi pieni di uomini, di chiacchiere e di alcol. Per un attimo sente di aver perso tutto. Ma poi guarda la sua cara Ermelinda:

“Quante ne abbiamo fatte io e te… e ora guardiamoci. Due vecchie puttane prese per pazze.”
“Non capisco como mi hijo abbia sposata quella donna sciapa…”
“Quella finta ripulita è solo un’ingenua e una gran rompicoglioni. Ma in fondo le voglio bene…”

Improvvisamente si apre la porta della stanza. Entra un parroco.

“Buongiorno Piera, sono Don Luigi.”

“Ehi … un prete… qui da me? Non ne vedevo uno dai tempi di Uccelli di rovo…”

“Oh misericordia, lei deve smettere di essere così blasfema. Le sorelle dell’ospedale mi hanno detto che di notte escono dalla sua bocca imprecazioni di ogni genere…”

“Lei con un fegato spappolato e un tumore galoppante canterebbe Grazie dei fiori?”

“Oh Gesù… perché non prova ritrovare le vie del Signore? Dov’è finita la sua fede? Lui può aiutarla a passare oltre…”

Interviene Ermelinda.

“Tu porti iella! Piera no sta muriendo!”

Ma se c’è una cosa che neanche il cancro può togliere alla beneamata contessa è il senso dell’ironia.

“Ehi Don Fagiolo vieni qui…”
“Mi dica… cosa vuole confessarmi? Quali sono i suoi peccati…”
“Se dovessi star qui ad elencare i miei peccati farebbe in tempo a morire lei.”
“Se continua così non ci sarà posto per lei in paradiso…”
“Per me no. Ma si libererà presto un posto per lei se non esce di qui immediatamente!” urla Piera prendendo in mano il bastone… “Le caverò prima gli occhi e poi le ficcherò questo bastone dritto…”

“MADRE VERGINE SANTISSIMA PERDONA QUESTA PECCATRICE E ACCOGLILA TRA LE TUE BRACCIA” interrompe Sorella Celestina in soccorso del parroco.
“E ora ti ci metti anche tu? Tieni, ti regalo il bastone, prendilo ed esercitati a succhiare un uccello!”

La santa donna cade a terra svenuta. I vicini di letto sono tutti imbarazzati. Ermelinda ride a squarciagola. Don Luigi raccoglie la suora e l’accompagna lontano da una contessa altamente luciferina.

Don Luigi urla contro la contessa:

“LEI E’ UNA DONNA SENZA FEDE!!! MA DIO SALDERA’ I CONTI!”
“Beh se Dio dovesse davvero saldare i miei conti… tra debiti di gioco e wiskhy non pagati andrei in bancarotta… E ora esci di qui, e vai a farti fottere da qualche chierichetto… San Culattone saprà ricompensarti!”

L’uomo si fa il segno della croce.
Piera, per tutta risposta, cade in un sonno profondo. Logorata dall’alcol, distrutta da un esasperato menefreghismo, uccisa dalla propria follia. Perché i vizi sono piacevoli fin quando non prendono il sopravvento e ci tolgono la proprietà del corpo e dell’anima.

Ermelinda esce dalla stanza. Prende il cellulare.
“Pronto?”
“Parlo con Clotilde?”
“Si … chi è?”
“Mi chiamo Ermelinda Da Silva, lei non mi conosce, ma abbiamo bisogno di lei.”
“Chi è? Come ha avuto il mio numero? Chi ha bisogno?”
“Sua madre sta morendo…”

(Continua…)




permalink | inviato da serpenta il 25/6/2008 alle 22:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MILLY 4
post pubblicato in Serpenta Milly, il 2 giugno 2008



       SESSANTESIMA PUNTATA - COME THELMA E LOUISE

Spagna, terra caliente, fatta di nacchere, paella, flamenco e bottiglie di Sangrìa. Ma non solo. La Spagna è territorio di follie notturne, dove persone di diversa natura condividono momenti di libidine pura. Un posto di passaggio tra l’inferno e il paradiso. Luogo dove il piacere invade prima il corpo e poi l’anima, in un turbine di stupefacente bellezza capace di avvolgerti per non lasciarti mai più. Forse è per questo che tutti amano la Spagna. Tutti tranne Milly. Lontana dalle terre latine, lontana dalla volgarità di una lingua così seducente, lontana dalle notti brave madrilene. Se dovessimo rappresentare l’anima di Milly e il suo grado di caliente passione sceglieremmo San Pietroburgo. Motivo per cui l’arrivo di Ermelinda in casa sua appare ora alquanto devastante.

Quando Milly conobbe Ernesto era ancora una fanciulla in fiore. Lui stava pensando da tempo di lasciare la Contessa Piera, donna estremamente ricca, gelosa e possessiva, nonché inguaribile traditrice. Milly aveva lasciato che il suo fiore venisse colto con un’adorabile dichiarazione d’amore con tanto di anello e richiesta di matrimonio. E così aveva ereditato Ernesto, il lusso sfrenato, la possibilità di costruire una famiglia, e un amore incondizionato seppure minato dalle angherie di una contessa tradita. Quello che però ben presto aveva scoperto, è che avrebbe ereditato anche una suocera goffa, maldestra e terribilmente volgare. Ernesto era nato e cresciuto in Italia dalla relazione tra un ricco uomo della Milano bene e una cameriera di Valencia. Nato da una relazione tormentata, conclusasi con un benestare di 100 milioni in favore di una madre che rinunciava alla propria maternità. Solo a vent’anni, per puro caso, Ernesto seppe il luogo dove si trovava sua madre: faceva la prostituta sulla Gran via di Madrid. Da allora decise di sostenerla economicamente, e di perdonarla per averlo abbandonato.

Oggi i due si vedono di rado, ma si vogliono ancora bene, perché si sa, il rapporto tra madre e figlio è indelebile nonostante le distanze. Esattamente come quello tra suocera e nuora.

“Esta gonna è bien? Soy troppo briosa? El pelo rosa me gusta mucho…”

“Ermelinda, lei dovrebbe indossare degli abiti più discreti… le ricordo che stiamo per andare ad una festa organizzata da un ministro…”

“Està bien! Te prego, damme un bicchier de cerveza!”

"Ermelinda. Va bene l’abito, ma non mi chieda di assecondare il suo vizio dell’acol. E poi… siamo già in ritardo. Ernesto, sei pronto? Priscilla dov’è? La cena starà per iniziare e siamo ancora a casa…”

“Mamma, eccoci.”

“Alan, tesoro mio! Priscilla questo abito rosso è troppo volgare e inadatto ad una ragazza di buona famiglia…”

“Mamma non rompere i coglioni con il tuo perbenismo!”

“Priscilla!” urla seccamente Milly, che ultimamente stenta a riconoscere la sua dolce figliola, divenuta sboccata e terribilmente sguaiata. Apprezza invece il ripensamento di Alan: ha deciso di levare le protesi e provare a vestirsi di nuovo da uomo. E questo non può che rasserenare una madre garbata e dall’ invidiabile condizione sociale.

Ore 21, quartiere Prati.

“Cristo santo ho il filo del perizoma dritto nel culo…”

“Gabriella ti prego contieniti, siamo in un luogo pubblico… Oh ministro! Come sta?”

“Benissimo grazie, il mio sogno si è realizzato finalmente! Ciao Gabriella! Ma come sei carina questa sera!”

“Ciao Marè! Sta stronza! Finalmente te sei presa il ministero?!”

“Ahaha si! Hai visto? Devi vedere che scrivania… poi l’auto blu… è tutto troppo divino! Ah ma ci siete anche voi? Priscilla che vestitino carino… e tu Alan? E’ tanto che non ti fai vedere in giro…”

“Sa vivevo a Londra, dove non ero considerato costituzionalmente sterile… lei invece? L’ultima volta che l’ho vista era su un calendario…”

Mara Carfagna resta immobile, rabbiosa. Gabriella scoppia a ridere cogliendo la battuta. Milly resta di ghiaccio, nel mezzo, tra un figlio sfacciato e una ministra sull’orlo di una crisi di nervi. Poi un lampo di genio.

“A proposito, ho visto che stanno già servendo delle tartine al caviale… devono essere deliziose, perché non vai prenderne qualcuna Alan?” stemperando l’atmosfera con una tiepida frase tappabuchi.

Poi ci pensa Ermelinda.

“Esta chica ès la ministra?”

“Sì, salve… delle pari opportunità. Con chi ho il piacere di parlare?”

“Oh Mara, è Ermelinda… era un’amica di mia madre…è venuta a trovarci per le vacanze…”

E Mara senza badare alla risposta si allontana per salutare le altre belle statuine.

“Porque no hai detto che sono tua suocera? Ti vergogni di me?”

“Ermelinda mi creda sarebbe sconveniente…”

Nel frattempo il formicaio si riempie di leccaculo, ognuno attento ad ottenere quel favore in più, quell’aiuto, il lavoro del figlio, lo sconto, il piazzamento, la licenza facile. Tutti amici, tutti interessati, tutti vicini. Tipico quadretto dell’Italia democristiana mai andata veramente in pensione.
E così alla festa data da Mara non mancano gli alti esponenti del Pdl, né una carrellata di starlette senza cervello pronte a seguire ciò che i delegati di Mediaset possono fare al governo. Da Rita Dalla Chiesa a Iva Zanicchi, da Marcella a Patrizia Pellegrino, da Orietta Berti a Elisabetta Gardini.
Un puré di verdure andate a male sarebbe più gustoso.
Milly sorseggia garbatamente dell’acqua tonica, Ernesto assapora un bicchiere di vino mentre Ermelinda si ingozza di olive e Martini. In meno di dieci minuti è già completamente ciucca.
E via, di parola in parola, di chiacchiera in chiacchiera, di pettegolezzo in pettegolezzo. Un caos calmo di discorsi, in cui si potrebbe stare ore a cercare tra le parole per cercare una frase dotata di senso compiuto. Poi un grido rompe il muro di voci.

“Vecchia puttana che non sei altro! Che ci fai qui?”

“Oy! Piera! Como estas?”

“Con un fegato a pezzi, un cappello per coprire la calvizie, e una chemio che mi sta devastando. E con una gran voglia di bere un bicchiere di whisky!”

“Ahaahah e tu vienes a na festa per bigotti? Non c’è un posto migliore a Roma di poter festeggiare?”

“Si avevo pensato di andare al circo… ma poi quando ho saputo che c’era una festa del Pdl mi sono detta: Cristo, dove lo trovo un posto più frivolo e pieno di alcol? Piuttosto la ministra senza portafoglio dov’è?”

“Yo pienso che el portafoglio lo sta sfilando dai pantaloni di qualche maschio!”

“Ah se avessi io tette e culo con vent’anni in meno…”

“Piera ce ne vorrebbero 40 in meno por far tornar su esta carne molliccia!”

“Ahah, fottiti! Datemi un po’ di alcol cristo!” urla la contessa per niente abbattuta dalla chemio, e pronta a bere qualche bicchiere in compagnia di una vecchia amica.

Poi irrompe Milly.

“Contessa! Ma cosa fa? Lei non dovrebbe bere nelle sue condizioni…”

“Ah finta ripulita ci sei anche tu? Fottiti.”

“Me gusta esta frase. Fottiti! Ma porque Ernesto ha lasciato te por esta bacchettona senza odore né sapore…”

E in un attimo le due babbione riempiono la sala di alcol e buonumore.

Come da tradizione, ognuno ha portato una piccola torta per rendere grazie all’invito. Immancabile quella di Maria Teresa Ruta che saluta con la manina la contessa.

“ La prego, assaggi il mio cheesecake!”

Ne prende un pezzo. Lo mastica. Poi lo sputa di rigetto nel bicchiere.

“Oh Cristo Maria ma hai messo del pecorino qui dentro?”

“Oh ma come? Devo aver invertito il formaggio nel frigo… sono mortificata…!” risponde imbarazzata Maria Teresa, la solita pessima cuoca che sta cercando in tutti i modi di far sparire i resti del suo dolce dal tavolo…

Ermelinda ride. Piera anche.

“Se non mi ucciderà il cancro, ci penserà la Ruta!”

Inizia il discorso del ministro.

“Grazie a tutti per essere venuti. Che dire? Inizia questa nuova avventura! Il ministero delle pari opportunità vedrà finalmente nuova luce. Più diritti alle donne lavoratrici e alle madri. E difenderemo la vita.”

Applausi.

“Grazie. Ma non solo. Vogliamo anche gridare basta alle madri costrette a lasciare il lavoro! Costruiamo gli asili nido vicino le aziende, liberiamo le donne! Evviva la parità!”

Applausi.

Poi un grido. Gli applausi si fermano.

“Ehi Mara!” urla la contessa Piera completamente sfatta che arranca su una Ermelinda mezza nuda e traballante.

“La vedi questa bottiglia di wishky?”

Applausi. Mara sorride. “Si, la vedo…”

“Ficcatela dritta nel culo!”

APPLAUSO. QUELLO DI ERMELINDA. Botto. Quello del corpo inerme di Milly che crolla a terra dall’altra parte della stanza. Risate. Quelle di Alan e Gabriella.

Poi di nuovo un botto. E’ il corpo della contessa Piera che cade a terra. Poi un grido. Quello di Ermelinda.

“Llama l’ambulancia! Por favor! Non respira! Pieraaa!”

(continua...)




permalink | inviato da serpenta il 2/6/2008 alle 15:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MILLY
post pubblicato in Serpenta Milly, il 11 maggio 2008



CINQUANTANOVESIMA PUNTATA - LA BILANCIA DELL'AMORE


Caro diario,

torno a scriverti quasi fossi una quindicenne acerba. Non so cosa mi sia successo, ma questa mattina quando mi sono svegliata ho sentito un’energia nuova. Lui è tutto ciò che ho sempre desiderato, da quando è arrivato io non sono più la stessa. Ho visto le stelle, la luna, il cielo immenso. Ho cavalcato le onde del peccato per approdare alla pace di un amore innocente. Lui mi ha presa, mi ha fatto sua. E non riesco a pensare a niente che possa farmi sentire meglio. Lo so, mi stai giudicando, so che alla mia età non è giusto. Ma credo che l’amore vada oltre il senso di quell’estremo pudore che mi stava lacerando da tempo.Ascolta mio piccolo diario, riesci sentire i battiti del mio cuore? Oggi forse il mio lui farà squillare il telefono e chissà, forse decideremo di nuovo di prendere un cavallo bianco e andare lontano, in un paradiso fatto di baci e carezze.

“Signora le ho portato la biancheria pulita.”

Milly chiude improvvisamente il diario. Lo nasconde maldestramente nel cassetto. Poi si volta imbarazzata.

Ro-Rosario, la ringrazio, può lasciare tutto lì, posso pensarci io.”

“Signora le volevo dire che ho qui anche la sua gonna, ho provato a lavarla ma ci sono delle macchie bianche che non vanno via…”

Milly è imbarazzata. La gonna ai piedi del divano, il frutto del peccato deve averla macchiata di quel delizioso ma imbarazzante miele sessuale.

“La prego, può darla a me, tanto è una gonna vecchia, la butterò via…”

“Ma signora è un pezzo unico di Chanel, non è quella che le ha donato..”

“Rosario me la dia e basta. Questa gonna finirà dritta al secchio. E la pregherei di non intromettersi più nella mia vita privata.” Risponde seccamente Milly come mai si era rivolta ad una governante.

“Mi perdoni signora, non volevo essere indiscreta.”

“Oh mi scusi, sono mortificata… è solo che… ecco questa gonna porta in sé dei brutti ricordi. E poi… ho un’emicrania che mi rende nervosa. Può andare, per oggi ha fatto abbastanza, le do il pomeriggio libero.”

“Come vuole signora, a domani allora.”

Sente che sta davvero cambiando. E’ nervosa. Il telefono è lì, ma è silenzioso. Sente che quel silenzio può lentamente lacerarle l’anima.

Improvvisamente un trillo. Eccolo, è lui. Milly si avventa sul telefono:

“P-Pronto???”

“Finta ripulita ti eri ingoiata il telefono? Hai risposto dopo due secondi…”

“Contessa… si è che aspettavo una chiamata di lavoro importante… Come sta?”

“Sono appena rientrata da una seduta di chemio e mi sono già rotta i coglioni del medico. Quel figlio di puttana mi ha vietato tutti gli alcolici…”

“Beh contessa, lei deve curarsi, non può continuare a bere, l’alcol nelle sue condizioni…”

“Ah che si fottano tutti. Voglio morire con un bel bicchiere di whisky in pancia e un grosso uccello tra le mani…”

“Contessa! La pregherei di utilizzare un linguaggio meno volgare… e poi non deve parlare così, deve solo pensare a guarire…”

“Fottiti.” Tutututu

Suona il citofono. Ma neanche il tempo di rispondere che la porta di casa si apre…

“E-Ernesto? Cosa ci fai qui?”

“Milly … perdonami.”

Ernesto porge un mazzo di rose rosse come un fringuello che torna nel nido dopo essersi smarrito in una notte d’inverno.

“No, Ernesto, non posso. Non dopo averti visto tra le braccia di quella donna disgustosa. Ti prego, lasciami in pace. Io non posso di nuovo…”

Ernesto crolla ai suoi piedi in lacrime. Lei lo osserva titubante. Ai suoi piedi il marito di sempre, il suo ruolo di donna, di moglie, di madre, di rispettabile borghese over 50. Dall’altra il desiderio e la possibilità di evadere da questa prigione di vetro. Improvvisamente sente un senso di colpa lacerarle il cuore. Il suo Ernesto è ai suoi piedi mentre lei lo ha abbandonato per un becero adulterio. Cosa farebbe lontano da qui, lontano da queste mura, con un altro uomo? Cosa penserebbe la Roma bene dei suoi atti indecorosi? Per un attimo si sente di nuovo a casa, di nuovo nella sua vita, di nuovo nella camicetta che ha sempre portato con eleganza. Questa è la sua vita, non c’è spazio per i peccati di una bambina.

“Oh caro, hai il mio perdono. Ma promettimi che non mi costringerai ad avere ulteriori umiliazioni.”

“Te lo prometto cara”.

E così una nuova coppia si è ricongiunta, grazie all’eterna bilancia che regola gli amori trascinati, tra 50 grammi di agiatezza economica e 50 di morbose abitudini, dove l’ago resta sempre fermo lì, attento a non far crollare traballanti equilibri.

Improvvisamente Ernesto accarezza il viso di Milly. Poi le mormora sottovoce:

“Dovrai perdonarmi per l’ultimo favore che ti chiedo mio tesoro.”

“Oh no ti prego non dirmelo, ancora quella donna, ti ha circuito ancora…”

“No, Mamie non c’entra. Ecco vedi Milly… lei si sentiva sola, sta attraversando un brutto periodo… dopo che si è trasferita in Italia, Milano non le piaceva…”

“Hola chica! Como estas? Esta ciudad me gusta mucho! Ma tu non mi gusti tambien, lo sai? Pero espero che insieme ce divertiremo un poquito. Non è vero mia cara Milly?”

“E-Ermelinda?”

“Milly non ti dispiacerà se ho detto a mia madre di venire a stare un po’ con noi…”

"Esta casa siembra un cimitero... un poquito de color a estos muro!!! Espero che no te creo disturbo..." urla Ermelinda entrando prepotentemente tra le stanze di casa Carlucci.

Milly resta di sasso. Le gambe le tremano, il cuore sta cessando lentamente di battere. Si volta con garbo verso l’impertinente suocera e risponde

“Ma certo che no, Ermelinda sarà un onore ospitarla.”

Bentornata nel tuo mondo dolce Milly.




permalink | inviato da serpenta il 11/5/2008 alle 18:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MILLY
post pubblicato in Serpenta Milly, il 2 maggio 2008



CINQUANTOTTESIMA PUNTATA - PIACERI E DISPIACERI

Da sempre
 gennaio rappresenta la parentesi più triste e fredda dell’anno. Gli alberi sono spogli, i rami secchi, non ci sono neanche più le foglie autunnali a terra. Si respira un’aria gelida, che ha tristemente portato via le feste, le vacanze natalizie, le luci del natale. Milly passeggia fra le strade di Roma premendo forte il cappotto bianco contro i graziosi seni. Cerca di allontanare con un rigido tepore quel freddo tagliente che le punge i capezzoli. E’ ormai una donna consumata, una signora, non più una ragazzina. E nonostante il chirurgo abbia garbatamente cercato di fermare il tempo in un’iniezione di botox, oggi sente i che i suoi 53 anni la stanno logorando. Presto non potrà più tingere i capelli, non potrà più mostrare elegantemente le gambe, e sarà inesorabilmente costretta a soffocare le rughe del collo in un amaro girocollo di perle. E se è vero che le perle sono lacrime, oggi suoi occhi stanno bagnando di dolore le sue gote, goccia dopo goccia. Ernesto è di nuovo caduto tra gli enormi seni di Mamie, o meglio, di sua madre. Ha tentato invano di rimandare questa triste verità, ma ora sente che la vita sta bruciando le sue virtù in un turbine di peccato. Tradita dal marito, tradita dalla donna che le ha dato la vita. Ora capisce il perché della dissolutezza di sua sorella, ma non capisce come quei disgustosi seni possano aver allattato una giovane innocente Milly. No, per ora non rivelerà a nessuno il suo terribile segreto. E intanto un’ auto passa velocemente sull’asfalto bagnato, alzando un vento gelido che le schiaffeggia i capelli. Si ferma, poi si volta verso una vetrina, toglie i vistosi occhiali da sole. Eccola, di fronte alla sua immagine, di fronte allo spettro di quella che un tempo fu una donna piacente. Al suo posto ora c’è una donna distrutta, triste e senza dignità. Una donna terribilmente sola. Ernesto è andato via di casa, l’ha piantata lì, in quell’angolo del salotto. Ha fatto le valige in fretta, non l’ha degnata neanche di uno sguardo. Ancor più frettolosamente le ha chiesto scusa. Poi è fuggito via, come un ladro in un negozio di gioielli. E lei è rimasta lì, come un piccolo gioiello abbandonato, ormai divenuto ferro arrugginito. Ora si rivede qui, sola, in una Roma che non ha mai avuto un sapore così amaro. Improvvisamente sente che non può, non deve. E’ tentata. Poi ci ripensa. Poi riprende in mano il telefono. Prova a chiamare. Forse no, forse meglio un messaggio. 

“Ho provato a chiamarti ma non ho avuto il coraggio di parlare. Se ti va possiamo vederci tra mezz’ora al bar della stazione Anagnina. Camilla”

Un appuntamento al buio, in un luogo per niente elegante. Neanche una prostituta sarebbe scesa così in basso. Eppure è di sicuro questo il luogo in cui può finalmente incontrare un altro uomo da sola, senza che la spia russa di turno possa sorprenderla con le mani nel sacco.

E’ seduta in un angolo, tiene nervosamente il telefono in mano. Dietro i suoi occhiali da sole tenta di capire chi potrebbe essere. Passano decine di uomini, ma nessuno la osserva, nessuno sembra somigliare alla descrizione di quel messaggio: “Ok, c’ho n cappotto nero. So alto e moro. A dopo. Cesare”. Ad un certo punto osserva un uomo alto e distinto, con i capelli brizzolati. Si sta avvicinando, sorride. Ma non è lui. Se ne va. Si sente ridicola. Come può una madre di famiglia mettersi ad amoreggiare come una quindicenne? Come può educare i suoi figli se non è capace più di dare il buon esempio? Sente di aver sbagliato tutto. Si alza sconvolta dalla panchina, decide di andare via. Squilla il telefono. E’ lui. Risponde.

“P…Pronto?”

“Ao so io, so Cesare!”

“Guardi, sto andando via, io non posso…”

“Anvedi che belle chiappe!”

Milly sente una mano rude poggiarsi in maniera violenta e volgare sulle sue natiche puritane. Si volta e si ritrova davanti un ragazzo di circa trent’anni, dall’aspetto virile e trasandato. Ha la barba leggermente incolta, i capelli spettinati e la camicia sbottonata appena da far intravedere una peluria riccia, talmente folta da intrappolare con forza l’immancabile catenina d’oro massiccio.

“Piacere! E così sei Camilla… Ma tu me ricordi una della tv…”

Milly sente che le tremano le gambe. La gente le ruota intorno, gira frettolosamente gli occhi in una stazione affollata. Sente un groppo alla gola, il cuore le batte forte, quasi ad uscirle fuori dal petto. E in un istante cade svenuta tra le braccia di Cesare come una dama dell’Ottocento al primo bacio.

Numidio Quadrato, due ore dopo.

“Aooo svegliaaaa!”

Milly apre gli occhi. “Chi è lei? Dove mi trovo…”

“So Cesare, svejja. Nun è successo niente. Sei caduta a terra come na pera e t’ho portato a casa.”

“Cosa mi ha fatto? Mi dica che non è successo niente… ah io non potrei mai… devo tornare dai miei bambini…”

“A Camì, rilassate. T’ho riconosciuto, sei Milly, quella della tv. Nun te preoccupà, non dirò niente a nessuno…”

Sarà il piacevole tepore di questa vecchia casa romana o le mani ruvide e rassicuranti che le accarezzano il viso, ma improvvisamente Milly si abbandona ad una deliziosa lussuria. Cesare le sbottona leggermente la camicetta, poi le sfiora le labbra. Milly è tesa come una corda di violino e allo stesso tempo eccitata. Lui le dà un morso sul labbro inferiore. Lei chiude gli occhi mentre lui le scopre brutalmente i seni. Inizia a mordere i capezzoli con rabbia. A tratti sembra una bestia eccitata. Inizia a leccarla ovunque. Milly si irrigidisce improvvisamente.

“La prego Cesare, non posso. Cosa sta facendo… lei mi sta confondendo…”

Cesare le tappa la bocca con la mano pelosa. Con l’altra inizia ad esplorare il corpo inerme di Milly. La camicetta è caduta ai piedi del divano. La gonna sta scivolando via lentamente. D’improvviso l’eccitazione sale, Cesare le strappa via le mutandine con i denti. Milly sente un brivido lungo la schiena. Sente il piacere salirle sui seni induriti. Mai in tutta la sua vita si era lasciata prendere così da un uomo, mai dal suo Ernesto che l’ha sempre rispettata cercando di non trasformare i preliminari in una performance da bordello. Ma ora si sente libera. Il suo corpo è piacevolmente pietrificato sul soffice divano, mentre Cesare infila la testa tra le sue gambe. Osserva il soffitto e chiude gli occhi. Il piacere la fa volare con la mente, come fosse in un frutteto a Maggio. Gli uccellini cinguettano, il cielo è sereno, il sole le accarezza la pelle. Il suo fiore sta per essere colto, la sua innocenza sta per essere violata da un profumato ramo di ciliegio. Poi d’improvviso Cesare sbottona i suoi jeans sfoderando un pene olivastro ed enorme. Milly lo osserva con stupore, ne resta turbata…sta per avere un mancamento... Ma poi si abbandona nuovamente, lasciando che Cesare la penetri, che le mostri i frutti del suo giardino segreto, il gustoso sapore del frutto del peccato. E così mentre l’orgasmo sopraggiunge con un’irruenza inaspettata, Milly perde lentamente i sensi e si addormenta sulla soffice nuvola del piacere.

Quartiere Parioli, tre ore dopo.

Il rumore assordante dell’acqua che scende soffoca i pensieri di una donna pentita. Goccia dopo goccia tenta di lavare via il suo corpo nudo dal peccato. Milly sta piangendo lacrime amare, mentre i suoi seni trovano nell’acqua la ricetta per recuperare il vecchio candore. Mette un accappatoio, e con i capelli ancora bagnati raggiunge la cucina. La casa è deserta, pronta ad ospitare i suoi pensieri, ad ascoltare le sue confessioni. Ma la solitudine non la logorerà ancora per molto. Perché se c’è una persona che può ascoltarla senza giudicare è la contessa Piera di Montemario.

Din don.

“Finta ripulita, si può sapere che avevi di così urgente da dirmi?”

“Contessa, come sta? Com’è stata in Brasile?”

“Ma quale Brasile… sono andata in Svizzera ad operarmi…”

“Oh contessa, spero nulla di grave. Carino questo cappellino…”

“E’ un turbante per coprire questo.”

“Contessa? Ma lei… è malata?”

“ No, a Ginevra è di moda il look da lesbica…”

“…”

“Sveglia! Ho un fottuto tumore al fegato.”

“Oh ma è terribile, venga si accomodi… le posso preparare una camomilla…”

“Vuoi farmi una lavanda gastrica per caso? Prendi un bicchiere e versa del whisky con ghiaccio…”

“Lei non dovrebbe bere, sta male. Posso farle una tisana alle erbe se vuole… Oh contessa vederla in questo stato mi turba… se c’è qualcosa che posso fare…”

“Per prima cosa potresti dirmi perché hai deciso di farmi venire fin qui… cosa c’era di così urgente?”

Milly resta imbambolata, sente che di fronte alla malattia nulla ha più importanza, neanche il suo peccato sessuale.. Replica con garbo:

“Niente di importante contessa, avevo solo voglia di scambiare due parole con lei…”.

“Beh io sono abituata a scambiare due parole tra un bicchiere di brandy e uno di vodka. Esiste una bottiglia di Vecchia Romagna in questa casa da Walt Disney?
 (continua...)




permalink | inviato da serpenta il 2/5/2008 alle 21:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MILLY 4
post pubblicato in Serpenta Milly, il 22 dicembre 2007


 
CINQUATTASETTESIMA PUNTATA - PENSIERI NATALIZI


“Pronto? Oh”

“…”

“Pronto? Ao me voi risponne?”

“…”

“Aoh mica sarai Camilla?”

tututututu


Dicembre. Il freddo avvolge le strade di Roma, scivolando sull’asfalto, graffiando la pelle dei passanti, urtando la folla di automobili che riempie le vie del centro. Milly passeggia distratta tra una via del Corso affollata e forse un po’ folle, chiudendo garbatamente il cappotto nero di Luisa Spagnoli, e nascondendo i suoi timidi occhi dietro due grossi occhiali da sole. Si guarda intorno, osserva le vetrine. Le luci di un albero le ricordano che è quasi Natale. Ma non sarà lo stesso Natale di sempre, non ora che Alan passerà il capodanno gay a Londra, non ora che la sua Priscilla è rinchiusa in una clinica di recupero, non ora che il suo Ernesto è così freddo e distante. Non ha avuto il coraggio di rispondere a quelle brevi parole. Ha chiamato, ha usato il suo coraggio. Ma non fino in fondo. Ma ormai è Natale. Poco importa del resto, soprattutto ora che una dolce melodia proveniente da un piccolo negozietto addobbato a festa, le ricorda che la santa festa sta arrivando. E che tra poco dovrà mettere l’abito Chanel appena comprato e presidiare la cena natalizia per l’UNICEF.

ROMA – ORE 20.30.


Come ogni anno la cena dell’Unicef è l’evento più atteso di Dicembre. Ondate di vip si avventano sul tappeto rosso per ostentare gioielli e abiti costosi, e per mostrare al resto del mondo che ci sono. Oggi in Italia la beneficenza vale molto di più di qualsiasi pubblicità. Per essere grandi personaggi pubblici bisogna essere grandi distributori di carità, perché questa, se usata con furbizia, arricchisce dentro e soprattutto fuori.


Inizia la sfilata. Passano le ben pensanti Rita dalla Chiesa e Cristina Parodi.
 Le seguono a ruota Elisabetta Gregoraci e Ilary Blasi. Gabriella cammina su due tacchi vertiginosi e per non cadere si è appena schiantata su un innocuo vaso di fiori all’entrata. Milly ed Ernesto sono tornati a fare coppia fissa, sorridono, stringono mani. Milly lascia cadere con grazia il cappotto tra le mani di un gentile cameriere, poi tende la mano a Noisette Del Noce che accenna con disgusto un leggiadro baciamano. Una risata d’asino irrompe d’improvviso destando non poca curiosità. E’ Maria Teresa Ruta che sta raccontando a Patrizia De Blank scene da un funerale. E’ il suo solito vizio, ridere quando racconta dei morti. Ed ecco che la neve artificiale degli addobbi si trasforma in un delizioso zucchero filato. Arriva Patrizia Pellegrino.

“Milly, Ernesto! Ciao!”

“Ciao Patrizia Cara, come stai?”

“Sono felice, tra poco arriva Babbo Natale! Ne ho chiamato uno identico per portare doni a tutti i bambini!!”

“Uh speriamo che non contenga pacchetti dal contenuto osceno. Vero Milly?” sussurra malignamente la voce dell’onnipresente Bianchetti.

“Ciao ,sono certa Lorena che la tua discrezione sarà esemplare questa sera.” Risponde Milly con un sorriso di cortesia.

“Ma certo cara, le vere amiche non si tradiscono mai.” Sorride Lorena strizzando l’occhio a Milly con la malizia di un serpente a sonagli.

Ernesto osserva Milly con curiosità. Lei gli fa una carezza sulla mano. “Tesoro andiamo ad assaggiare quelle tartine, devono essere deliziose.”

Improvvisamente sente un coltello lacerarle il petto. Come può una moglie attenta e fedele aver composto quel numero con così tanta impudenza? No, non accadrà più. Osserva il profilo del suo Ernesto: è in lui che ha sempre trovato la magia. In lui ha sempre trovato la bellezza di un bacio. In lui ha sempre trovato la gioia di un sorriso. E nonostante tutto, è a lui che deve fedeltà.

Più tardi.

“Buonasera a tutti, e benvenuti a questa cena in onore dei bambini dell’Unicef. Come ogni anno siamo qui riuniti per sostenere una causa giusta. Grazie alle vostre donazioni siamo riusciti ad ottenere…”

Improvvisamente si sente un tonfo. Un sacco viene poggiato sul palco.

Milly è imbarazzata, detesta i fuori programma. Il sacco si muove, qualcuno sta per uscire.Improvvisamente ritorna come un incubo lontano lo spettro di Silvia Rocca. Ovviamente nuda.

“Brutta PUTTANAAAAAAA! FINITELA! SIETE TUTTI DEI PAGLIACCI!!!”

Rita Dalla Chiesa alla vista di tanta volgarità poggia una mano sul petto. Milly chiede un bicchiere d’acqua e zucchero. Lorena Bianchetti osserva nell’ombra sorridendo.

La Rocca inizia a correre nuda tra la gente distribuendo palline di natale. Le signore per bene si allontanano, altre perbeniste abbandonano la sala disgustate. Milly resta come un pesce lesso ad osservare due seni avvizziti che seminano il panico tra la folla. Patrizia Pellegrino si avvicina alla Rocca.

“Silvia che patatina carina che hai! Hihihihi”

Milly ha un lieve malore, si accascia a terra. Perde conoscenza per quasi un’ora.

Al suo risveglio tutto sembra essere tornato alla normalità, soprattutto dopo che la Bianchetti ha terminato di presentare la serata. La Rocca è stata portata via per atti osceni in luogo pubblico. Le signore per bene si sono rifatte il trucco. E come sempre, quando una coltre di merda intasa il water del bagno, lo sciacquone fa tornare tutto alla normalità.

“Cari amici, ora inviterei tutti a scartare i regali!” urla la Bianchetti magistralmente divenuta la madrina della serata. Poi osserva Milly da lontano. “E inviterei ad unirsi a noi anche la cara Milly che si è appena ripresa! Vieni, ci sono anche i regali indirizzati a te!”

Milly arrossisce ma non può fare a meno di dare il suo misero contributo alla serata.

E come ogni Natale che si rispetti inizia lo scambio dei regali. E si sa, ogni dono rappresenta il sincero legame tra il donatore e il ricevente. Tutto dipende da cosa si ha tra le mani. Un dono non pensato, un dono di cattivo gusto, un dono studiato ad hoc, un dono fatto tanto per fare.

In ogni regalo si nasconde un po’ del donatore e un po’ del ricevente. E ce ne è per tutti i gusti.

Rita Dalla Chiesa ha collezionato un quintale di creme antirughe e riavvolge nervosamente i doni nella carta; Lorena Bianchetti ha ricevuto tra sciarpe di seta e rossetti , un libro con biglietto anonimo intitolato “100 buoni motivi per stare zitta”; a Maria Teresa Ruta qualcuno ha malignamente regalato una scatola di zuccherini per cavalli; Patrizia Pellegrino ha invece scartato un libro di Winnie de Pooh e lo sta già leggendo con enfasi a tutti i bambini.

Milly si apparta da un lato e scarta i suoi doni. Un braccialino, una camicetta, un paio di guanti. Poi apre l’ultimo. Resta improvvisamente turbata dalla visione apocalittica di un giornale porno. Lo copre subito e lo mette in borsa. E’ imbarazzata. Prende il biglietto tra le mani.

“Per la tua collezione. Buon Natale, Lorena.”

Alza lo sguardo e osserva la vipera che le sorride. Incrocia i suoi occhi maligni. Sa perfettamente che questo sarà il loro piccolo segreto.

Alza i tacchi e decide di rifarsi il trucco.

“Mi scusi, potrebbe gentilmente indicarmi la toilette?”

Si avvicina alla porta del bagno. Apre con grazia, entra e chiude la porta. Prende la borsetta ed inizia ad incipriarsi il naso. Poi sente un rumore. Poi un gemito. Poi sente battere forte contro la porta. Improvvisamente si spalanca ed un uomo seminudo esce dal bagno. Milly lo osserva…

“E-Ernesto? Coo coo sa ci fai? Questo è il bagno delle donne…”

Ernesto corre via senza dire una parola. Poi spuntano due peli biondi e sfibrati.

“Oh Milly! How are you!? Merry Christmas…”

E in fondo cosa c’è di male? Non è a Natale che ogni madre sorprende il proprio figlio? E così, mentre il fantasma di Mamie Van Doren è tornato nella casa stregata, Gabriella ha deciso di risparmiare un conturbante pompino al Santa Claus finto, perché si sa, a Natale siamo tutti più buoni.




permalink | inviato da serpenta il 22/12/2007 alle 18:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MILLY
post pubblicato in Serpenta Milly, il 7 dicembre 2007



CINQUANTASEIESIMA PUNTATA - SOLITUDINI FEMMINILI

L
e donne sono fatte per stare in compagnia. Amano chiacchierare con le amiche, ritrovare i propri cari nelle cene di famiglia , abbracciare i propri compagni nei lunghi e freddi inverni della vita.
Ogni donna sceglie il momento in cui affidare una parte di sé ad un’altra persona, un attimo in cui aprire il proprio cuore al prossimo. Sono i momenti in cui non vuole sentirsi sola. Ma le donne si sa, hanno mille sfaccettature, i propri tempi, i propri modi, e capita che scelgano all’improvviso di smettere di aprirsi agli altri e dedicare un po’ di tempo a loro stesse. Sono i momenti in cui si chiudono in una scatola chiamata solitudine e svelano al proprio ego tutto ciò che il mondo esterno non dovrà mai sapere.

Oggi Milly ha deciso di passeggiare sola per Roma Prati, un quartiere garbato, elegante, fatto di convenienza e bon ton. Tutto ciò che un tempo avrebbe considerato il suo paradiso e che invece ora appare come un gelido purgatorio senza fine. Cammina lentamente, osservando le facce di uomini per bene appena usciti dall’ufficio. Ne osserva uno che cammina velocemente con cravatta e valigetta, ha uno strano sguardo. D’un tratto le viene in mente il mondo malato e osceno che un uomo apparentemente per bene può nascondere. Pensa al sesso, alla pornografia. Ne resta fortemente turbata. Una volta non avrebbe osato pronunciare la parola sesso neanche per scherzo. Oggi invece è costretta a fare i conti con un demone sconosciuto chiamato Big Tits. Non capisce cosa possa trovare Ernesto in quei seni disgustosi. Decide di saperne di più.

“Buongiorno” sorride garbatamente Milly al giornalaio.

“Buongiorno signo’, serve na mano?”

“La ringrazio, stavo dando solo un’occhiata” risponde imbarazzata.

I suoi occhi scorrono quotidiani, giornali per bambini, riviste scandalistiche, riviste di moda, fino ad approdare all’area B, quella dedicata ai pervertiti. Prende rapidamente un paio di riviste pornografiche, le gira per non guardare le oscenità esposte in copertina, e le mostra frettolosamente al giornalaio. Poi si accorge che sul retro compare un fallo nero in piena eiaculazione.

“Ottima scelta signò… lo vede che ‘e leggende sui neri hanno un fonno de verità? E che fonno! Sono 4 euri e 50.”

Milly sente che la pressione va e viene, le tremano le mani. Poi dimentica la volgarità dell’uomo e copre le riviste pronta a fuggire via quando…

“Millyyyy!!! Ma buongiorno!” saluta l’aspide Bianchetti.

“Lorena cara buongiorno. Scusami ma sono di fretta.”

“Oh anche io, ma è da tanto che non ci vediamo. Cosa hai comprato di bello? Io sono venuta a prendere Il Secolo d’Italia. Tu che nascondi sotto la borsa?”

“Nulla Lorena, non ho trovato nulla… ora scusami ma..” Milly è paonazza.

“Uh uh non sarà mica uno di quei giornali comunisti… tua sorella non te lo perdonerebbe mai…”

“No Lorena, davvero sono in ritardo…”

“Ma dai che ti vergogni di me? Siamo amiche…” sghignazza malignamente Lorena avventandosi sui giornali di Milly.

Milly si ritrae ma nello scansare la mano di Lorena lascia cadere le riviste a terra.Un attimo di silenzio. Poi Lorena prende con due dita il giornalino.
Buy Cap'n Mongo's Porno Playhouse DVD for only $44.95

“Oh mamma mia! Milly! Scusami, ma non potevo immaginare…”

“Lorena non è come credi… non sono per me… è solo che …”

“Queste riviste da depravati! Da te non me lo sarei mai aspettato…”

“In realtà sono per… ALAN!”

“E tu invece di educare tuo figlio all’amore cristiano gli compri dei giornaletti porno? Ora capisco il perché dei suoi insani orientamenti sessuali…”

Milly sta per avere un mancamento. Mai in tutta la sua vita si era sentita tanto piccola e tanto ridicola di fronte ad una collega della Tv. Non riesce a difendersi. Accenna un sorriso di circostanza e scappa via sul primo taxi in direzione Parioli.

Rientra a casa sconvolta. E’ sudata, fuori fase, senza forze. Cosa penseranno di lei i colleghi della RAI? Ora che Lorena ha trovato il modo per metterla in ridicolo è davvero finita. L’aver svelato involontariamente il segreto a Lorena è stato come aver dato lo zuccherino ad un cavallo. Con la differenza che un cavallo non ha la lingua biforcuta di quella serpe.
Prende in mano la situazione, vuole capirne di più. La conoscenza è l’unico modo per risanare il proprio matrimonio. Apre le riviste, osserva gli enormi seni, i falli eretti, l’avidità delle donne in estasi per un coito di troppo. Osserva donne svergognate che mostrano senza pudore la propria vagina. Ripensa per un attimo a quando osservò la sua per la prima volta davanti lo specchio. Cadde a terra per la vergogna e non la guardò più per un anno. Lascia cadere le pagine a terra, e poi chiude gli occhi. Vorrebbe dormire, dimenticare quelle vergogne esposte contro ogni timore di Dio. Poi squilla il telefono.

“Pronto?”

“Milly sono Ernesto.”

“Oh caro, come stai? Ti aspetto per cena? Ti preparo un torta di mele come piace a te!”

“No Milly, mi dispiace ma il lavoro mi terrà fuori fino a tardi. Credo che passerò la notte fuori. Ci vediamo domani.”

Forse il lavoro nasconderà due seni abnormi? Per la prima volta sente una rabbia salirle dentro. Vorrebbe reagire, vorrebbe fuggire, o forse cadere in un sonno eterno. Ma questa volta decide di passare al contrattacco. Accende il pc, inserisce il nickname ed entra nel mondo virtuale. Forse non è poi così male, forse la contessa ha ragione. Un mondo fatto di depravazione, fatto di maniaci, fatto di sconosciuti. Ma mai come in questo momento sente che il mondo reale non le piace affatto.

CESARE48<ciao!>

Milly è imbarazzata. Digita lentamente sulla tastiera un saluto. Poi lo cancella. Poi pensa di nuovo. Cosa sta facendo?

CAMILLA53< salve. Sono una donna sposata, io non posso parlare con lei…>

CESARE48 < mi piace leccare la patatina delle donne sposate…>

Milly chiude imbarazzata la finestra. Decide di non rispondere all’uomo. E’ sotto shock. Come può un uomo comportarsi in maniera così volgare con una signora? Si apre un’altra finestra.

UOMO22reali<Ciao, che bel nome J>

CAMILLA53<Ciao, cosa ci fai a 22 anni in questo posto? Non hai una fidanzata?>

UOMO22reali< E chi ti ha detto gli anni? Ne ho 40. Se ti riferisci al numero del nick, significa qualcos’atro.>

CAMILLA53<Oh scusa ma non capisco. A cosa ti riferisci? Al tuo numero fortunato?>

UOMO22reali< Al numero fortunato che ho in mezzo alle gambe. Ti piacerebbe provarlo?>

Milly sta per avere l’ennesimo mancamento. Sola e sommersa da un’ondata di volgarità. Chiude la finestra. Sta per spegnere il pc quando…

UOMO22reali<Mi chiamo Rocco. Ti andrebbe di vedermi? Sono solo stasera, avrei bisogno di compagnia…>

CAMILLA53<Ma come si permette? Come può chiedermi di uscire, io non so chi è lei…>

UOMO22reali<Usciamo proprio per conoscerci…>

CAMILLA53<No non posso, io sono una donna sposata. No mi spiace, ora la saluto>

UOMO22reali<Ti lascio il mio numero 389 54549992. Chiamami se ci ripensi>

Milly resta ferma per un attimo. Segna velocemente il numero su un foglio. Non si rende conto neanche del perché. Il mondo virtuale avvolge il mondo reale, costringe le persone a sentirsi più libere, a cedere ad ogni inibizione. Forse non chiamerà mai quell’uomo, forse non sa neanche perché gli ha rivolto la parola. Eppure sente che un senso di vergogna le sta penetrando l’anima, fino a farla sentire sporca, marcia come un frutto un tempo maturo ed ora caduto a terra tra i rifiuti di un vecchio giardino. Poi si guarda dentro e pensa che semplicemente si sente un donna sola in cerca di compagnia. Perché le donne non sanno stare senza uomini. Perché forse le donne autonome sono morte tra le pagine di un femminismo che ormai non c’è più.

SUPERGABRI < LA MIA PASSERA SI SENTE SOLA. UN UCCELLO CHE VIENE A FARLE COMPAGNIA?>




permalink | inviato da serpenta il 7/12/2007 alle 21:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MILLY 4
post pubblicato in Serpenta Milly, il 10 novembre 2007


 
CINQUANTACINQUESIMA PUNTATA - PERVERSIONI VIRTUALI

Gli uomini hanno due facce. La prima è quella del marito-padre, attento alla serenità della famiglia, ai mazzi di fiori negli anniversari, alle raccomandazioni paternali ai propri bambini, alle romantiche sere in compagnia della moglie adorata. E' l'uomo che ti coccola nel letto, che ti accompagna nelle splendide serate con gli amici, che si arrabbia per niente e poi fa pace sfiorandoti le labbra con un delicato bacio. E poi c'è un'altra faccia, quella del porco. E' un uomo senza pudore, disposto a lasciarsi sedurre da qualunque essere  con sommergibili e buco dell'ozono. E' capace di abbandonare di colpo l'idillio familiare per abbandonarsi ai piaceri della carne, di sfogare le proprie esigenze sessuali nel peggiore dei modi, di sognare di evadere dalla realtà di una moglie troppo santa per assaporare il dolce miele della perversione.
Quali di questi due uomini è ora Ernesto?

"Rosario, per cortesia, mi porti altre due pillole..."
"Signora, di questo passo finirà in ospedale... E' caduta a terra svenuta, forse più che di pillole contro l'emicrania avrebbe bisogno di un po' di riposo... Piuttosto, quelle foto sul video..."
"Rosario questa è una faccenda privata. La pregherei di non intromettersi e di dimenticare ciò che ha visto. Prenda questa giornata per sè e si riposi. Il suo turno è terminato." Da sempre Milly ha cercato di tenere la servitù lontano dai suoi problemi familiari, soprattutto quando si tratta di una pettegola brasiliana neoassunta. Suonano alla porta.
"Signora Carlucci c'è una certa Contessa Piera di ...Monte...pulciano.... che vorrebbe vederla..."
Irrompe la contessa Piera infuriata.
"Di Montemario cretina... Finta ripulita ora per vederti bisogna passare per la corte?"
"Signora ma come si permette... lei non può entrare senza permesso..."

"E questa chi è? Una viados brasiliana?"
"Ma come si permette!?!"
"Rosario, ho chiamato io la contessa. La contessa non voleva offenderla.  Il suo turno è terminato, la ringrazio."

La governante umiliata esce come una furia e scompare dietro la porta d'ingresso.
"Allora fintissima, a cosa devo questo invito? Dobbiamo colorare i palloncini dell'Unicef o vuoi sapere come si mette un palloncino ad un fallo appena rizzato?"
"Contessa! La pregherei di non iniziare con le sue volgarità... Piuttosto... la chiamo per un problema serio... Lei è l'unica che può aiutarmi... la situazione è piuttosto imbarazzante..."
"Hai trovato Patrizia Pellegrino con un fallo artificiale tra le mani?"
"CONTESSA!"
Come può Milly rivelare un segreto così intimo, così privato? No, non può... decide di non dire niente alla contessa... Poi di nuovo sente il suo orgoglio di moglie ferita, sente che ha bisogno di rivelare questa scomoda verità a qualcuno, sente di dover capire una volta per tutte chi è l'uomo col quale ha condiviso una vita intera.
"Beh ecco... il motivo... è che ho trovato delle cose sul pc di Ernesto... delle foto piuttosto colorite... di donne volgari..."
"E tu mi hai fatto venire fin qui per dirmi che tuo marito si spara le pippette davanti un sito porno?"
Milly sente un brivido lungo la pelle. Da sempre la contessa è capace di trasformare in normalità tutto ciò che per lei è un insulto alla normale vita borghese. E questo un po' la rassicura, un po' la spaventa.
"Contessa... come può pensare che tutto ciò sia normale? Quelle donne, quei seni disgustosi, quelle pose volgari..."
"Che gli uomini siano dei grandi maiali e che gli piaccia spararsi le seghe davanti due belle bocce non è la scoperta dell'acqua calda. Pensavi che Ernesto fosse un santo? SVEGLIAAAAA!"

Milly si sente mancare la terra sotto i piedi, sta per svenire. Poi si ricompone e prova ad aprire il suo cuore. Oggi sente il peso di un terremoto interiore, che la sta logorando da tempo, da quando i seni di Mamie hanno insidiato il suo ruolo di moglie adorata.
"Contessa, cosa posso fare? Credo di non piacere più ad Ernesto... credo di non essere più attraente... quei seni enormi che non ho mai avuto..."
"Puoi scegliere: o ti rifai le tette o ti rifai il marito."
"Contessa ma come può.... IO AMO ERNESTO... lei non dovrebbe..."

"Finta, è molto semplice. Conoscerai le chat immagino. Giusto?"
"Cosa sono, non sono mai stata amante del mondo virtuale... è così deplorevole che..."

"Ah, oltre ad essere finta sei pure preistorica. Vieni qui..."
La contessa accede ad Internet con la velocità di un dodicenne. Digita un indirizzo.
"
www.facciamociunascopata.org" Milly osserva sbigottita. Come può una donna di settantanni aggirarsi su mondi virtuali infimi e di estrema volgarità?
"Ecco, basta cliccare qui, inserire un nome d'arte... che ne so... Camilla53, ti piace?"
"No contessa, qualcuno potrebbe insospettirsi, la prego spenga, spenga questa volgarità..."
"E certo, pensi di essere l'unica Camilla sulla faccia della terra?! Ah dannazione, è appena entrato questo...Toro22cm..."
"Ma toro? Il nome di un animale, poi che misure sono... contessa spenga la pregoooo!"

"Vammi a prendere un bicchiere di whisky che io intanto ti organizzo una bella scopata..."
"Contessa lei sa che in casa mia non si bevono alcolici..."
La contessa per una volta riesce a non pensare all'alcol. Da sempre il suo credo è stato "prima il cazzo e poi il resto del mondo".
Ed ora chatta come una ragazzina impazzita.

Camilla53: <CIAO, 22 CM REALI?>

Toro22cm: < VUOI PROVARLI? :) >

Camilla53: <FAMMELI VEDERE...>

"Contessa, la prego spenga, no, con il mio nome..."

Intanto l'uomo accende la cam, sfoderando un cappello da cowboy e un pene lungo e molliccio.


Milly si copre velocemente gli occhi imbarazzata.

Camilla53: <BEH E COSA ME NE FACCIO DI UN PENE FLACCIDO? MEGLIO UN BICCHIERE DI VODKALEMON... TI SALUTO>

Click.

"Finta ripulita riapri gli occhi, lo spettacolo è finito. Ora ti saluto, vado a farmi la valigia, me ne vado in Brasile per un po'...."
"Ma come in Brasile, contessa lei deve aiutarmi... "
"Finta ripulita ti aiuterò al ritorno, dopo aver assaggiato un po' di carne fresca. Ti saluto."
"Contessa, faccia buon viaggio ma... la prego di essere discreta su quanto ci siamo dette oggi..."

"Fottiti."
Milly resta sola in una stanza grigia. Oggi il mondo le è crollato addosso, oggi ha scoperto che esiste un'altra realtà, fatta di perversione e false identità, dove gli uomini sono bestie, dove la ragione viene schiacciata dagli impulsi più animaleschi, dove donne incontrano furtivamente uomini per abbandonarsi ai piaceri della carne. Milly non riesce a non osservare quella chat, lasciata aperta dalla Montemario. Tanti nomi si affollano, qualcuno parla in privato, qualcun altro mette annunci pubblici. E' fortemente turbata, si avvicina per spegnere tutto.
Poi resta colpita da un annuncio.

SuperGabri: < CHI PER UN POMPINO STASERA? >

La luce del pc resta accesa accora per un po', illuminando la stanza di perversioni e di mostruose ombre dannate. Oggi Milly ha scoperto un'altra realtà, diversa da quella di tutti i giorni, lontana dai salotti borghesi della Roma altolocata, o forse tremendamente vicina a quelle facce che tutti i giorni affollano luoghi per bene e la sera cercano nel mondo virtuale la loro vera identità. Milly ingerisce ancora due pillole contro l'emicrania e si addormenta dolcemente entrando nella terza realtà, quella dei sogni, dove il suo mondo può tornare per qualche istante una nuvola leggera che viaggia garbatamente in uno splendido cielo azzurro. E dove una gentil donna può ritrovare, anche solo per un attimo,  la propria purezza interiore.




permalink | inviato da serpenta il 10/11/2007 alle 11:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MILLY 4
post pubblicato in Serpenta Milly, il 7 ottobre 2007




           CINQUANTAQUATTRESIMA PUNTATA - POST MORTEM
di MikyRoss e Serpenta

Monaco, St-GüntherKlinik, ore 21:15

- 360…libera…(scossa)

Il corpo rimane inerte…

- Non c’è più nulla da fare, copriamola…

Roma, garbata casa dei Parioli, ore 21:17

Una casa raffinata, arredata con garbo, profumata di lavanda. E’ il classico posto paradisiaco che nasconde un inferno senza fine. La ricchezza, l’agio, la bellezza, l’eleganza. Quando il benessere incontra la noia i muri si sgretolano rilasciando una polvere di tristezza. Nasi aquilini o plastificati tirano strisce di latente allegria, cercando di evadere da quella stanza pulita e garbata. Quando si fa una scalata al successo, sul monte si trova sempre la pozione magica. Alcune volte è capace di farci tristemente tornare al punto di partenza. Altre volte di far pagare agli altri la ricchezza altrui, quando giovani vite innocenti divengono colpevoli di essere nate tra le nuvole di un paradiso troppo perfetto.

Milly è seduta sul letto della sua camera matrimoniale, dove oggi non regna il garbo di un appartamento borghese, ma la vergogna di una palude di fango. Distrutta dal dolore, graffiata nell’animo dalla polvere bianca. Mai avrebbe immaginato un contatto così ravvicinato con la cocaina. Non così, non a lei, non alla sua bambina. L’oro dei ricchi ha colpito ancora, inesorabilmente. Ora che Priscilla è uscita dall’ospedale avrà bisogno di un lungo periodo di riposo, e soprattutto della vicinanza di una famiglia unita e felice.

Il telefono squilla rompendo per un istante questo vortice di angoscia.

“Pronto?...Ja…WAS?”

Monaco, Kathedral, due giorni dopo

Nella cornice severa del capoluogo bavarese, la città rende omaggio a una delle sue protagoniste indiscusse, virtuosa anima della mondanità e rigido canone di moralità. La contessa BEATE VON SCHNITZ UND STAUFEN ha chiuso per sempre gli occhi al suo mondo di boschi e castelli, alla gloria della sua nobiltà di sangue, alle feste, alla ricchezza misurata e all’imprenditoria di successo. Tutto sembrava presagire la fine serena di una vita altrettanto serena, ma nel suo volto tirato si poteva leggere l’amara visione di una vecchiaia passata nel dispiacere. La sua stirpe incrollabile ha conosciuto l’invasione di un turbine di scandali che ne hanno scosso le fondamenta, trasformandola in una famiglia da rotocalco. L’irreprensibile famiglia Von Staufen è oggi composta da vecchie lesbiche internate, eredi al trono dalla discutibile virilità, domestiche impertinenti e lussuriose, omuncoli senza peso. Solo la contessa Beate riusciva ancora a coprire tutto questo marciume con una patina di rispettabilità. Morta lei, il destino di questa onorata famiglia sembra volgere allo scatafascio.

I principali responsabili di questa decadenza sono appena arrivati in limousine nera: scende Priscilla, l’ex bambina di corte, uno sbiadito ricordo sfumato negli occhi cerchiati dall’overdose; scende Gabriella con calze a rete e scosciata, per nulla impressionata dal triste evento e intenta a divenire protagonista del gioco dei pacchi, quelli di carne; scende poi Alan in un sorprendente smoking maschile che a stento contiene gli enormi seni.

Scende infine Milly: rigoroso tailleur nero, gioielli discreti, pettinino tra i capelli. Perfetta. Niente sembrerebbe accostare questa donna così altera al trittico di debosciate che erano con lei in macchina. Vittima delle circostanze come la defunta, strangolata dagli scandali, dalla mancanza di rispetto, dall’impudenza. Eppure ancora lì, ferma e statuaria, con assoluta dignità.

“No crete che zua presenza sia fuori luoco a questo funerale?”

“Oh Contessa Renate, sono costernata. Condoglianze. Il dolore le fa dire cose sgradevoli…”

“Ti scratevole c’è zolo zua prezenza.”

Milly cerca di lenire il livore della contessa abbracciandola, ma questa la respinge con violenza urlando:

“Cuartate questa tonna. Tiabolica arrampicatrice sociale!”

Milly resta turbata dal veleno di queste parole, finge un sorriso per non preoccupare la folla, e va a sedersi in chiesa. Ma non avrebbe mai immaginato di ricevere in pochi passi così tante pugnalate. Con la sua perfetta conoscenza del tedesco, ha potuto sentire chiaramente cosa le vecchie signore dell’aristocrazia bavarese pensano di lei e della sua famiglia maledetta. A metà percorso sta per avere un mancamento e decide di non assistere a un’ulteriore umiliazione.

“Gabriella, ho una terribile emicrania. Ti dispiace se aspetto fuori?”

Milly è davanti l'entrata principale, ha una voglia disperata di piangere ma deve contenersi. I suoi problemi personali non erano già abbastanza? Per colpa delle convenienze cui aveva sempre creduto e che aveva sempre inseguito, è costretta ora a subire ingiusti commenti da parte di persone che di lei non sanno nulla. La contessa Beate non era forse l’arcigna ricattatrice degli operai di questa zona? Non era forse lei a dirigere a bacchetta l’intero circondario con le sue feste obbligate e i suoi ridicoli soprusi? Non è stata forse lei a coprire di cenere le vergogne della sua stessa famiglia, come la sorella lesbica rinchiusa in manicomio? Squilla il telefono.

“Pronto?”

“Finta ripulita! Stai fingendo un collasso al funerale di Beate?”

“Contessa non scherzi con i defunti…”

“Quella troia di Beate è crepata anche troppo tardi, per i miei gusti! Come vedi fintissima, non è da tutti sopravvivere a sei mesi di coma!”

“Lei, contessa, sopravviverebbe anche a un attacco atomico…”

“Questa vecchia pellaccia nutrita a cazzo e vodka dovrà pur saltare in aria, prima o poi. Ma per fortuna oggi è morta lei. Piuttosto, è già finita la carnevalata?”

“In realtà sono uscita per l’imbarazzo, sa… i pettegolezzi stanno facendo il giro della chiesa…”

“Il bue dice cornuto all’asino. Finta, SVEGLIATI ed entra. Non vorrai mica essere additata da quelle mele marce per aver disertato il funerale della tua ex-consuocera?” incalza la contessa. Adora giocare con l’ipocrisia di Milly.

“Forse ha ragione… non dovrei… seguirò il suo consiglio.”

“Fottiti.”

In fondo la sua è una famiglia ancora rispettabile, non ha nulla di cui vergognarsi. Sì, la contessa questa volta ha davvero ragione. Decide di tornare dentro quando un urlo rompe il silenzio funereo.

“MALEDETTA! MALEDETTA! SGUALDRINA! PECCATRICE!”

E’ solo il preludio ad una scena raccapricciante. Gabriella esce dal confessionale seminuda, lasciando il sacerdote in una libidinosa condizione di piacere e la folla sbigottita. Poi tenta di riacciuffare maldestramente un seno mentre osserva il corpo di sua sorella cadere a terra come una mela dall’albero. Addio Beate.

ORE 22.00, QUARTIERE PARIOLI DI ROMA, 2° PIANO.

“Ernesto? Sei in casa? Sono tornata un po’ in anticipo…”

Silenzio di tomba.

Una Milly ancora sotto sedativi cammina lentamente. Si avvicina allo studio. La luce del monitor è ancora accesa, ma del suo Ernesto neanche l’ombra. Deve essere uscito, forse ha dimenticato il computer acceso. Ma per Milly il risparmio energetico è importante. Si avvicina per spegnere il pc e poi godersi un meritato riposo. L’immagine che via via si fa sempre più nitida appare un po’ bizzarra. Osserva con più attenzione. A prima vista non capisce di cosa si tratti. Poi resta turbata dalle immagini. Infine totalmente sconvolta. Improvvisamente scompare dal campo visivo, sdraiata su un gelido pavimento lucido di vergogna.




permalink | inviato da serpenta il 7/10/2007 alle 14:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
Sfoglia ottobre       
il mio profilo
rubriche
links
tag cloud
cerca
calendario
adv